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Sabato
22/05/2010 | 22:28 | Stampa

Una spesa di furia e fretta alla Coop… il ritardo si accumula, ma i contrattempi fanno parte del destino.

Una spesa di furia e fretta alla Coop… il ritardo si accumula, ma i contrattempi fanno parte del destino. «Quelle sono meringhe o che cosa?» Era crema, crema chantilly fatta un po’ a forma di meringa un po’ a ovetto schiacciato fra dischi di pasta sfoglia. «No grazie, vada per zuccotto e torta di frutta fresca» (un classico, anzi due).

In macchina e di volata a casa (mettere a posto la suddetta spesa non ha prezzo). E poi due dolci e due libri per quattro. Da stamani splende il sole; nel giardino in fondo a via Angelo Fabroni il venticello delle cinque e il calore mi ricordano ora la cerbottana, ora le macchinine, ora la zuppa inglese. Lei, la zuppa inglese, mi accoglie immancabile: questa volta è fatta di biscotti plasmon, non di savoiardi. «Com’è bòna!».

Si chiacchiera: di Dio e di perché si chiama Pisae e non Pisa, delle traversie della vita e delle cose belle. Anche dell’ultimo gossip letto su quelle riviste da parrucchiere che adesso trovi sempre meno dal parrucchiere e sempre di più a scuola (per esempio). In tre, in giardino.

Riparto. Ma lei non si stacca dalla portiera col vetro abbassato e parla, parla, parla interrompendo lui, che mi vuole finire quel discorso sugli imperativi categorici kantiani e l’agnosticismo abbandonato da qualche anno. Adesso parto.

Non devo fare molta strada, saranno un paio di isolati. Parcheggio e due ragazzi si stanno litigando proprio davanti alla mia macchina (intrusa, intrusi tutti e due). Faccio piano e sgattaiolo come un furfante – dolce in mano (la torta di frutta, fresca) – verso la mia nuova meta. Nel palazzetto bianco sovrastato da palazzoni a mattoncini rossi: secondo piano. «Sono le sette, devi rimanere per una pizza, oppure un calzone che ti piace tanto! Mamma sta bene?».

Ordiniamo a domicilio: una margherita, un calzone prosciutto cotto e mozzarella, una Napoli acciughe e capperi. Il ragazzino non si potrà gustare la finale di Champions, magari il calcio gli fa pure schifo, come quel lavoro di sabato sera. Una cena veloce veloce: la torta e gli auguri (se mi fossi ricordato le candeline sarebbe stato proprio perfetto).

Tutte le volte che vado via scende con me e facciamo il tratto di strada che separa il palazzetto bianco dalla macchina. Siano due o tre metri, come cento. Perché, ogni volta che vado, mi ostino a non parcheggiare nel posto-macchina condominiale. «Vieni più spesso, adesso che la scuola è quasi finita! Lo sai che ci fa piacere!». Non si agrappa lui al finestrino, ma sono i suoi occhi lucidi a lasciarmi, ogni volta, quello che chiamiamo “groppo” in gola. Allora metto la musica a palla, così non sento battere troppo il groppo. Guardo nello specchietto e lo vedo allontanarsi un po’ mesto. Oggi aveva un bel maglione rosso. Ma rosso rosso.

Com’è di sinistra il sabato pomeriggio coi miei nonni.

Commenti
26/05/2010 | 19:05
paolo ha scritto:
Bello nell'anima, ma secondo me potresti scriverlo con più calma. Ciao

26/05/2010 | 14:43
paolo fornai ha scritto:
Il tuo commento Mi piace come scrivi e mi piace questa tua capacità di ricordare e ricordare con affetto senza rinunciare a guardare quello che ti accade intorno. Ti leggo sempre volentieri e tutto d'un fiato. paolo fornai

26/05/2010 | 14:43
paolo fornai ha scritto:
Il tuo commento Mi piace come scrivi e mi piace questa tua capacità di ricordare e ricordare con affetto senza rinunciare a guardare quello che ti accade intorno. Ti leggo sempre volentieri e tutto d'un fiato. paolo fornai

23/05/2010 | 12:50
Francesco Giorgelli ha scritto:
Mi tocca e fa suonare piano un tasto messo in profondontità e dimenticato dentro alla memoria anche se ho potuto solo saltuariamente provare queste emozioni a causa del precoce allontanmento dalla casa dei miei natali.

23/05/2010 | 09:33
Cristiana ha scritto:
Molto carino!

22/05/2010 | 23:19
saverio aversa ha scritto:
quanto sei anni '70...