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La Città
06/06/2010 | 14:45 | Stampa

Dialogo futuribile fra Capo e coda.

Capo: Eccoci qua, finalmente faccia a faccia.

coda: Già… eppure ci s’incrocia spesso nella Città.

Capo: Lo sai che ieri il nostro mare era di un blu che più blu non si può?

coda: Noi non stiamo in riva al mare, ma dove transitano tante tante persone…

Capo: Milioni, a cui servono delle infrastrutture perfette; che s’intrecci, insomma, la rotaia con la gomma.

coda: Sono una vasta gamma di opportunità quelle che tu progetti, ma se ne perderebbero altre…

Capo: Non direi… pensa che abbiamo anche inaugurato, dopo appena sette anni di lavori, un bel sotterraneo per i nostri arnesi mobili. Che bella festa! Adesso ci aspettano sette nuovi ponti di accesso (ovviamente sopraelevati) e tre sotto attraversamenti delle principali piazze della Città. La nostra verde città.

coda: verde?

Capo: Di verde ci sono i bilanci… (come sono autoironico, non si direbbe). A parte gli scherzi… pensa a un bel parco pubblico proprio vicino alla stazione… così sarai contento!

coda: Dove abitiamo già noi?

Capo: Ti avevo detto e vi avevo detto che era temporanea quella soluzione, quella casa, o meglio l’ex-Capo ve l’aveva detto… Per dire il vero ci siete stati anche troppo. È tutto registrato nel lodo che abbiamo sottoscritto insieme. E vi eravate anche impegnati a rispettarlo per intiero.

coda: Ma… in questi anni siamo un po’ cresciuti: le esigenze sono differenti. Molto differenti. Per esempio: ci potremmo spostare in un capannone dell’Accademia: lì non c’è pressoché nulla.

Capo: Non è mica vero, sai! Mi hanno scritto l’altro ieri proprio dall’Accademia per dirmi che ci fanno un botto di cose!

coda: Studenti ed educatori dicono il contrario rispetto ai Vertici dell’Accademica. Tu a chi credi?

Capo: Boh! Comunque non ci potete più stare dove siete, c’è un altro progetto approvato… Magari trasferitevi in uno stabile lì vicino al vostro (certo è un po’ più piccolo…).

coda: Ti ribadisco che le nostre esigenze sono diverse da qualche anno fa. Se vuoi ti faccio un breve elenco per rinfrescarti la memoria…

Capo: Già la memoria… nella Città abbiamo inaugurato anche una mostra dell’antiquariato…

coda: Nella casa di antico ci sono tanti libri, di carta e di pellicola… tutti possono venire, prendere, vedere.

Capo: Nella Città abbiamo cinque milioni di passeggeri sulle nostre macchine volanti…

coda: Nella casa ci muoviamo a piedi, ma anche su due ruote, senza inquinare… ripariamo cicli (non motocicli). Ci prendiamo cura anche di chi vola: proteggiamo gli animali volanti, quelli sì, non le macchine…

Capo: Nella Città si vola anche a Oriente, finalmente…

coda: Nella casa chi viene da oriente, come da occidente, è accolto… supportato: proviamo a capirlo e a coinvolgerlo. I nostri medici vanno in giro per curare.

Capo: Si educa pure, nella Città: abbiamo tutti i bimbi (anche gli infanti) nelle scuole!!!

coda: Nella casa c’è la scuola per i forestieri, quelli che girano e girano senza meta!

Capo: Nella Città abbiamo un giardino che più giardino non si può…

coda: Nella casa i prodotti dei giardini e dei campi sono genuini e fanno miracoli!

Capo: La Città è controllata e sorvegliata da occhi magici.

coda: Nella casa gli occhi magici sono tantissimi, ma non hanno una magia prefabbricata: sono spontanei, come chi passa e si ferma, anche solo per un momento. Al teatro, al concerto, alla caffetteria… siamo pure atletici: c’è una parete per salire e scendere. È tutto popolare.

Capo: Nella Città c’è un (quasi) porto tutto nuovo!

coda: Nella casa credi ci manchino gli ingegneri per faticare? Dipende cosa si costruisce e dove. Senza frontiere è meglio!

Capo: Nella Città s’è anche inaugurato un museo nuovo (anzi due).

coda: Qui era tutto un museo, prima.

Capo: … e che dire di una caserma per i gendarmi alla periferia della Città? È tutta nuova!

coda: Nella casa c’è anche un gruppo che si occupa delle macchine da scrivere del futuro!

Capo: Internet Nobel per la Pace!

coda: Forse siamo fuori tempo massimo… forse ti sei fumato qualcosa (qui nella casa c’è di tutto).

[…]

(Narratore) Senza Capocoda, si dice… ma questo dialogo non può finire così.
Ci potrebbero essere due soluzioni: conciliare la casa con la Città, oppure sfrattare la casa.
Io, come molti della coda, ci sono vissuto, poi mi sono allontanato, per ritornare. Come in un porto di mare, questo si può fare. Nella casa c’è tanto da imparare: forse è una città in miniatura. Bisognerebbe sforzarsi di conciliare la Città con la casa, non il contrario. Per una volta la coda può indicare la strada al Capo. Basta solo imparare ad ascoltare: un dialogo serve a questo.

Commenti
08/06/2010 | 13:36
Francesco Tognarini ha scritto:
Se il capo fosse veramente un capo, e non la controfigura di una marionetta ininfluente, capirebbe che la coda sta proponendo una soluzione proprio per salvare il capo del capo (che altrimenti verrebbe tagliato, non certo dalla coda). Conciliare la casa con la Città è l'unica soluzione possibile. E invece, dato che il capo in realtà vive solo nel suo mondo di papere e palloni dove nulla è come sembra, il capo probabilmente farà una finaccia. E purtroppo a ruota la finaccia potrà toccare anche alla coda. Ma non diamo tutto per scontato...

07/06/2010 | 16:38
Niccolo Pecorini ha scritto:
Il Capo e la Casa. Senza volerlo cosi assomiglia alla storia d'Ulisse. Che fu grande, il più grande, nella storia d'un interminabile ritorno. Basta che tornando non si debbano chiudere gli occhi. A me le moto, gli aereoplani piacciono assai. Anche Ulisse amò sfiguratamente la sua Sirena. Ciò che conta è la tela. E tu, fratellino, sei tra i pochi che la coltiva, la tesse e la cura. Che dipinto ne verrà nessuno può dire. E se non sei troppo strullo neanche ti cale. Guardare significa per sè, non attende gratificazioni.

07/06/2010 | 16:36
Niccolò Pecorini ha scritto:
Il Capo e la Casa. Senza volerlo così assomiglia alla storia d'Ulisse. Che fu grande, il più grande, nella storia d'un interminabile ritorno. Basta che tornando non si debbano chiudere gli occhi. A me le moto, gli aereoplani piacciono assai. Anche Ulisse amò sfiguratamente la sua Sirena. Ciò che conta è la tela. E tu, fratellino, sei tra i pochi che la coltiva, la tesse e la cura. Che dipinto ne verrà nessuno può dire. E se non sei troppo strullo neanche ti cale. guardare significa per sè, non attende gratificazioni.

07/06/2010 | 16:36
Niccolò Pecorini ha scritto:
Il Capo e la Casa. Senza volerlo così assomiglia alla storia d'Ulisse. Che fu grande, il più grande, nella storia d'un interminabile ritorno. Basta che tornando non si debbano chiudere gli occhi. A me le moto, gli aereoplani piacciono assai. Anche Ulisse amò sfiguratamente la sua Sirena. Ciò che conta è la tela. E tu, fratellino, sei tra i pochi che la coltiva, la tesse e la cura. Che dipinto ne verrà nessuno può dire. E se non sei troppo strullo neanche ti cale. guardare significa per sè, non attende gratificazioni.

07/06/2010 | 01:24
massimiliano Casalini ha scritto:
Ecco la soluzione: un Patto tra Città e le case, le tante case che abitano e sono abitate. Il Capo dovrà ri-conoscerle, dato che per anni e anni le case hanno avuto il sostegno dei capi. Le tante case si impegnino ad aprire le loro porte, per accogliere, per ascoltare, per sostenere, per vivere. Senza case andiamo tutti a casa.