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25/10/2010 | 08:15 | Stampa

Controradio lunedì 25 ottobre ore 8,15

La storia di questa settimana parte da lontano. Siamo nel maggio del 2003 quando a Pisa, sull’onda dei movimenti pacifisti e contro guerra in Iraq, nasce un nuovo centro sociale, o meglio un “laboratorio delle disobbedienze”: il suo nome era – ed è – Rebeldìa. I giovani di allora decidono di rimettere a nuovo la sede dell’ex-azienda dei rifiuti in via Emanuele Filiberto, all’epoca deposito di scartoffie dell’ateneo (praticamente inutilizzata). Dopo due mesi lo sgombero. Rebeldìa, allora, diventa un soggetto nomade che decide di progettare occupazioni-lampo in luoghi abbandonati e degradati, subendo per questo sgomberi e denunce.

Poi la seconda casa al termine di un lungo braccio di ferro con l’università: per circa due anni la vecchia fabbrica della Fiat Etruria diventa la nuova sede. Il progetto per quell’area è un’aula-studio e così riparte la trattativa, stavolta con il Comune, per una nuova soluzione possibile. Dalla fine del 2006 sono i capannoni di via Cesare Battisti 51, in zona stazione dei treni, a ospitare Rebeldìa con regolare contratto d’affitto.

Un po’ centro, un po’ sociale; un po’ palestra e un po’ officina di biciclette. Ma anche bar e caffetteria equosolidale, spazio aperto per associazioni, corsi d’italiano gratuiti per migranti. Un po’ progetto e un po’ Rebeldìa, per parafrasare lo slogan di una famosa agenda. Sì, perché in questi cinque anni il laboratorio si è fatto progetto. Con ben trentuno associazioni e gruppi. Ma cosa c’è dentro Rebeldìa? Equilibri precari ha allestito la seconda parete di arrampicata della Toscana: conta 300 iscritti alla Uisp e ha realizzato anche una palestra popolare. C’è la libreria Babil, il gruppo teatrale e i gruppi d’acquisto solidale; nella Ciclofficina si riparano biciclette e s’insegna a farlo. Rebeldìa è anche una casa delle associazioni: c’è la Lipu, Legambinete, Emergency, Amnesty International.

Al posto di tutto questo il Comune vuole realizzare la nuova stazione degli autobus e palazzine per uffici: il progetto si chiama “Sesta porta”.

Le soluzioni prospettate da Sindaco e Giunta non sono riuscite a mettere d’accordo i contendenti. Negli ultimi mesi le proposte su cui si è arenato il confronto sono state due: l’Amministrazione, che ha individuato una struttura delle ferrovie in via Saragat, e Rebeldìa che, come nel gioco dell’oca quando si torna nella casella di partenza, propone la prima sede, ovvero il capannone-magazzino di via Emanuele Filiberto (a costo zero e molto più grande della sede proposta dagli enti locali).

Meno sette: -7 giorni. Il giudice a fine giugno ha parlato chiaro: Rebeldìa deve lasciare lo spazio di via Battisti perché il contratto stipulato nel 2006 fra Comune e associazioni è scaduto. Si tratta di una lotta contro il tempo, ma dall’università è arrivato uno spiraglio positivo per riaprire la partita proprio sullo stabile dell’ateneo (l’ex-azienda dei rifiuti di via Emanuele Filiberto). Che sia la strada giusta? Il buon senso – e non solo quello – direbbe di sì.

Commenti
27/10/2010 | 14:49
paolo ha scritto:
Il buon senso non abita più qui da tanti anni. "Una piccola città, più pulita e ordinata di un verde giardino, dove c'è una gran serenità. In questa piccola città fra persone rispettate e persone educate ognuno ha comprensione e carità". * Solo pochi tristi e grigi burocrati amministrano, nell'oblio e nel disinteresse ipocrita e bigotto dei suoi educati e rispettati sudditi. ----------------------------- * A memoria, no ctrl c/ctrl v Ciao Dario, un abbraccio e una speranza