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Era un italiano
18/04/2011 | 08:15 | Stampa

Controradio lunedì 18 aprile ore 8,15

Si chiamava Antimo Ceccarelli. Aveva 57 anni. È morto giovedì scorso al Calabrone mentre lavorava nella ex-colonia Vittorio Emanuele II. Faceva l’operaio edile. Era un italiano.

Antonio si trovava al sesto e ultimo piano dell’impalcatura. Pare sia scivolato, quindi caduto su un ferro e morto dissanguato in seguito alla recisione dell’arteria femorale della gamba sinistra. La Asl e la Procura della Repubblica hanno aperto un’inchiesta e tutto il cantiere è stato posto sotto sequestro.

Già a novembre scorso vi erano state verifiche ispettive nell’ex-colonia dove il Gruppo Bulgarella vuole realizzare 80 residenze, un albergo di lusso, palestra, sala conferenze, piscina, centro benessere e ristoranti. Dalle ispezioni erano scaturite delle prescrizioni, nonché ulteriori controlli successivi per il rispetto delle prescrizioni medesime.

Lunedì Cgil e Uil hanno proclamato due ore di sciopero contro le morti bianche e per la sicurezza sui luoghi di lavoro. Sciopero che avviene a poche ore di distanza dalla sentenza Thyssenkrupp, che equipara per la prima volta la morte sul lavoro di sette operai (uccisi dal rogo nella sede torinese dell’acciaieria il 6 dicembre 2007) a un omicidio volontario.

Un italiano originario di San Giorgio a Cremano, in provincia di Napoli, è morto in Italia. Mentre lavorava.

Il Calambrone, in queste ultime settimane, è stato al centro di polemiche e di eventi brutti, molto brutti. Non erano italiani quei migranti che un gruppo di italiani voleva cacciare perché, come qualcuno ha detto alla tv, erano “ladri assetati di sesso”. Spesso sono italiani coloro che danno un lavoro insicuro, ma la ricerca di un lavoro per vivere ci fa spostare, ci fa accettare condizioni difficili, a volte è un brutto ricatto.

Il Calambrone e Pisa sono più soli, più poveri. Magari saranno invasi dai turisti, ma quella è un altro tipo di ricchezza, o di povertà.

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