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Cancro in carcere
23/05/2011 | 08:15 | Stampa

Controdario lunedì 23 maggio ore 8,15

È morto in carcere Mario Santini, sessantuno anni. Era allo stadio terminale di un cancro polmonare. Era affetto da Hiv. Era stato ricoverato per una settimana in ospedale a causa di una grave crisi respiratoria. Il giudice di sorveglianza non aveva disposto la sospensione dell’esecuzione penale e quindi, una volta dimesso, era rientrato in carcere. Alle ore 14,00 di mercoledì scorso era nuovamente in cella. Alle ore 16,00, in seguito a una nuova crisi respiratoria, la morte.

In condizioni di salute molto gravi, Santini avrebbe finito di scontare la pena per lesioni dolose aggravate nel 2013. Il centro clinico del carcere, nell’ultimo mese, in ben due occasioni, aveva rilevato l’incompatibilità del detenuto con la situazione carceraria. Niente da fare per il magistrato di sorveglianza.

Non è la prima né l’ultima morte in carcere in questa Italia un po’ troppo securitaria per alcuni, un po’ troppo “distratta” per altri.

Le responsabilità dell’accaduto saranno accertate? La Procura della Repubblica di Pisa, intanto, ha disposto l’autopsia ed è stato aperto un fascicolo dal Pubblico ministero Miriam Romano.

Dal canto loro, l’Azienda ospedaliero-universitaria pisana e l’Asl 5 di Pisa tengono a precisare che tutto l’iter diagnostico e terapeutico del detenuto «è stato puntuale, estremamente accurato e rispondente a tutti i protocolli sanitari previsti». Se da un lato in ospedale non si poteva fare nulla di più rispetto al trattamento di mantenimento che si poteva praticare presso il Centro clinico del Don Bosco, perché allora non accoglierlo nella struttura Hospice di via Garibaldi, che aveva dato la sua disponibilità per un ricovero?

Ci rivolgiamo direttamente al magistrato di sorveglianza. Attendiamo risposte: attendiamo, ancora una volta, giustizia. 

Commenti
25/05/2011 | 11:39
maurizio ha scritto:
Le carceri sono "il problema" le aberrazioni del sistema i sintomi costanti. Un sistema detensivo-punitivo ha da essere riabilitativo. Concetto molto medico se non utilizzato come acquisizione di quella capacità di riconoscere il danno fatto e provarne dolore. Questo significa un percorso complesso tra ambienti e persone positivi completamente diversi da quelli frequentati in precedenza. Nelle nostre carcere è pura utopia e solo mosche bianche della sinistra se ne occupano e preoccupano.

24/05/2011 | 00:03
Rolando ha scritto:
Poteva essere mandato in hospice a morire con dignita'.

24/05/2011 | 00:03
Rolando ha scritto:
Poteva essere mandato in hospice a morire con dignita'.

23/05/2011 | 14:13
zone del silenzio ha scritto:
Quando si calpesta la dignità umana. A proposito del detenuto morto al Don Bosco. Le speranze di vita per il detenuto Mario Santini di 61 anni, erano ridotte al lumicino, malato terminale è stato mandato dall'ospedale al Carcere dove è spirato due ore dopo. Protocolli sanitari a parte, lo hanno mandato a morire dietro le sbarre nonostante la incompatibilità del paziente (per le sue gravi condizioni di salute) col regime detentivo. La magistratura di sorveglianza, timorosa di scontentare potere politico e lobbyes mediatiche, è tra i responsabili principali del trattamento disumano e degradante riservato ai detenuti costretti a vivere, e a morire, nel grigiore di ferro, cemento e sovraffollamento degli istituti di pena. Ci chiediamo allora perché trasportare un detenuto in carcere quando aveva solo poche ore di vita e se lo stesso trattamento sarebbe stato riservato ad un malato terminale non detenuto. Esistono due pesi e due misure diverse, un non detenuto sarebbe stato giustamente ricoverato nella struttura sanitaria più idonea. Allora ci chiediamo perché un detenuto oggi non abbia gli stessi diritti di altri cittadini e per quale ragione il carcere sia una discarica sociale dentro cui sono sospesi diritti, principi elementari come quello della salute e della stessa dignità umana. Nelle carceri italiane c'è una situazione drammatica che non ha niente da invidiare ai carceri dei paesi dittatoriali. Una vergogna da contrastare con tutte le nostre forze. Del resto, il trattamento riservato ai carcerati e ai migranti rappresenta un ammonimento per chi sta fuori, per chi dissente , per chi si oppone e si ribella. Oggi ai detenuti, domani a tutti gli altri? Zone del silenzio-pisa