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La piazza ci salverà
26/06/2011 | 23:42 | Stampa

L’altra volta abbiamo parlato di chourmo, identità non identitaria. Rispondere alla domanda “chi è chourmo?” sarebbe fuorviante. Così come chiedersi chi è Tanfucio, altra identità forse pirandelliana: uno, nessuno e centomila. Tanfucio scrive da cinque anni attesi e graffianti corsivi quotidiani sull’edizione pisana del Tirreno. Questo quello di venerdì 24 giugno: «Non ne volevo parlare perché mi pareva una cosa così assurda che, speravo, si smontasse da sola. Macché. Che il sindaco non trovi il modo di dialogare con gli studenti che stanno in piazza dei Cavalieri segna l’apogeo di una parabola questurina che questa giunta ha espresso come vocazione fin dai suoi primi vagiti. Presidiare una piazza perché ci si incontrano dei giovani è come circondare un cinema perché ci vanno gli spettatori. Nel senso che una piazza serve a quello. Altrimenti - diteci - cosa ci dobbiamo fare con le piazze?»

Da qualche settimana (come ogni anno) l’avvento della primavera-estate porta con sé l’annosa polemica sulla (presunta) “movida pisana”: i residenti (da più generazioni, i cosiddetti pisani “in purezza”) si sentono i padroni del centro storico; gli studenti (vagabondi, poco annacquati in verità) diventano gli ospiti sgraditi e rumorosi da espellere la sera (e non solo la sera).

Non contento della tagliente considerazione di Tanfucio, mi sono preso in mano il Dizionario della lingua italiana… una delle definizioni di “piazza” è “spazio libero”. Dovrebbe bastare, no?

Ci vanno i giovani dell’università e non solo dell’università. Forse sarebbe bene ascoltarli davvero questi ventenni. Saltare direttamente a loro: la generazione dei cinquanta-settantenni non si scrosta perché fa prevalere la pesantezza della quantità dell’esperienza di vita; i trenta-quarantenni sono ipocritamente giovani, ma forse non hanno saputo imporsi fino in fondo disperdendo proprio le qualità.

Troppi egoismi si affastellano, il poco coraggio fa il resto.

Dico io: possibile che a una settantina di silometri di distanza, a Firenze, si riesce a pedonalizzare via Tornabuoni e piazza Pitti e qui nulla di innovativo, sentito, vissuto? Costruito. La proposta potrebbe essere questa: facciamo dei lungarni una bella piazza tutto l’anno (già un referendum negli anni Ottanta l’aveva sancito). Chiudiamoli al traffico non solo le notti d’estate, ma tutto il giorno per tutti i giorni dell’anno. Da ponte Solferino a ponte della Fortezza: chiudiamo al traffico veicolare lungarno Galilei, Gambacorti, Pacinotti e Mediceo.

Chiudiamo i lungarni e apriamo la città, come uno spazio libero!

Commenti
28/06/2011 | 22:34
Isabella Pera ha scritto:
Precisazioni: la casa in centro è in affitto e in coabitazione. I tappi li uso da anni, ma purtroppo il rumore spesso è così forte che non servono.Non credo tuttavia che la questione sia riducibile a questo, infatti molte persone non li tollerano e non è giusto che la scelta sia tra i tappi e la veglia. Per quanto riguarda i doppi vetri, si accettano generosi contributi e donazioni.Con quello che costano...

27/06/2011 | 19:25
FrancescoS ha scritto:
beh se l'economia pisana si basa ormai sull'alcolizzazioen dello studente, poi non ci si stupisca che ci sono a giro i briai. Si potrebbe provare a proporre di meglio. Comunque, oltre a tutte le cosinderazioni piuttosto ovvie che si possono fare, forse un po' meno di lamentele e un po' piu' di vetri doppi e di tende un po' spesse tenderebbero a smorzare il problema. E si potrebbe anche notare che se i tappi per le orecchie li vendono in tutte le farmacie, mentre quelli per la bocca no, qualcosa vorrà dire... e lo dice uno che la sera non esce e va a letto alle 22.30, e per avere la casa in centro ci metterebbe la firma

27/06/2011 | 10:58
Isabella Pera ha scritto:
Caro Dario, non sono il tipo che si mette contro gli studenti e i giovani, perché ci vivo in mezzo, come tu ben sai, e mi piace anche. Vivere in centro, con una camera da letto che affaccia sull'esterno significa non dormire la notte. Semplicemente questo. Tutto quello che si può scrivere in più, per me significa poco. Il rispetto reciproco è la base di qualunque società civile, basterebbe non degenerare. Il divertimento che deve essere casino a oltranza e ad ogni costo in qualunque luogo, è una trappola in cui i giovani sono caduti passivamente, gli aperitivi alcolici, le birre, lo sballo costante ritengo che siano elementi che massificano, uniformano, isolano. Mi piace divertirmi, suonare, cantare, bere (del resto sono viareggina e carnevalara, come si dice da quelle parti...), anche se ormai ho raggiunto il traguardo del mezzo secolo. Odio però il vandalismo, uscire presto di casa la mattina (dopo essermi svegliata più volte durante la notte a causa dei cani che abbaiano, degli ubriachi che urlano, dei bonghi che suonano) e sentire, ogni santo giorno,l'odore dell'urina sotto casa, vedere lo sporco, le macchie puzzolenti di vomito, l'asfalto pieno di cartacce e di cicche, gli spazzini che prima delle sette cercano di rimediare come possono alla situazione. Mi piacerebbe continuare a vivere in centro, vedere molte persone fuori la sera che si divertono, ma a una certa ora poter riposare tranquillamente e uscire di casa al mattino senza sentirmi in una cloaca. E' così strano questo sogno, così impossibile da realizzare, sono prospettive che limitano irrimediabilmente la libertà dei giovani?

27/06/2011 | 01:20
ribe ha scritto:
Scambio alla pari modesto appartamento a Calci su piazza vuota e silente dalle 19.00 p.m., con attico su Piazza dei Cavalieri o sul Lungarno. Vi do le cicale e mi prendo la movida, sono generoso.

27/06/2011 | 00:00
alessio ha scritto:
si, va bene, ma la foto in mezzo alle frasche levala che un ti si pò vedè