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cantieri di pisa
31/10/2011 | 08:30 | Stampa

CONTRORADIO lunedì 31 ottobre, ore 8,30

Sono da sei mesi in assemblea permanente dentro la fabbrica. Difendono i posti di lavoro dei Cantieri Navali di Pisa. 

L’apertura ufficiale della crisi porta la data aprile 2010 e la scadenza definitiva della cassa integrazione è prevista per il prossimo 7 gennaio. Fallita la vendita all’imprenditore Balducci di Viareggio, che ha lasciato anche uno strascico giudiziario, i possibili acquirenti alternatisi in questi mesi non sono mai risultati credibili. I cantieri di Pisa, insieme alle aziende nautiche di La Spezia e Varazze, fanno parte del gruppo Baglietto. Il liquidatore, Federico Galantini, sta tentando di venderle separatamente. Si chiama “spacchettamento”, ma è un vero e proprio “spezzatino”: La Spezia va al gruppo Gavio e Varazze a Monaco Marine. E Pisa?

Da mesi Cgil e lavoratori denunciano l’immobilismo delle istituzioni e il ruolo negativo che Galantini sta avendo nell’intera vicenda. L’ultimo possibile acquirente dei Cantieri sarebbe la TCF, un gruppo viennese il cui responsabile legale è un magnate russo. TCF, però, è specializzato nella commercializzazione degli yacht in vetroresina e non nella cantieristica; sarebbe disposto a pagare 10 milioni e 300 mila euro. 

Il liquidatore – definito dal sindacato «dominus incontrastato dell’intera vicenda» – avrebbe avuto con la TCF contatti diretti fin dal mese di luglio, tenendo però all’oscuro operai e Rsu. Le domande si rincorrono: che tipo di società è la TCF? Qual è il piano industriale che proporrebbe? E le garanzie occupazionali? Il rischio è l’ennesimo ricatto, con i soldi messi sul tavolo, e un probabile impegno d’acquisto, come a dire: “prendere o lasciare”.

In realtà la notizia è che il rogito che doveva essere firmato il 1° novembre è stato annullato proprio dalla TCF che ha chiesto altro tempo per terminare le verifiche sia di carattere tecnico che di natura finanziaria. Galantini, dal canto suo, non si scompone: «Sono in piedi altre tre trattative da parte di soggetti di cui si era già parlato, ma anche di nuovi». L’identità dei possibili acquirenti, comunque, resta top secret.

I lavoratori e il sindacato chiedono chiarezza e certezze per il futuro. E noi stiamo dalla loro parte.

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