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Amdi, come tutti chiamano Moustapha
19/12/2011 | 08:30 | Stampa

CONTRORADIO lunedì 19 novembre ore 8,30

Amdi è Moustapha Dieng, ha 37 anni, e vive da cinque anni a Cascina, in provincia di Pisa. Simpatico e con un grande carisma, lo dicono tutti. Amdi era andato a lavorare come venditore ambulante a Firenze e si è ritrovato bersaglio umano di un killer, armato di pistola 357 Magnum. L’altro giorno in piazza Dalmazia. È stato ferito gravemente e, successivamente, ricoverato all’ospedale di Careggi. Era la seconda o terza volta che andava a lavorare a Firenze: in genere si sposta fra Pisa e Viareggio.

«C’è una sola parola per definire tutto questo – dichiara Matar Ndyae, rappresentante della comunità senegalese di Pisa – e questa parola è razzismo. Non venitemi a dire che l’uomo che ha sparato è un pazzo. È un atto mirato, preciso, contro di noi. Dobbiamo far sentire la nostra voce».

Mercoledì il corteo a Pisa e giovedì la fiaccolata di solidarietà indetta da sindacati, partiti e associazioni a Santa Croce sull’Arno, città dove lavorano e vivono tanti migranti (ben 3.106 su 14.500 abitanti). Lo striscione: “No al razzismo, restiamo umani”. Le voci: «Qualche giorno fa non è stata colpita solo la nostra comunità senegalese – ha dichiarato dal palco Dia Papa Demba, presidente del consiglio degli stranieri –. Tutta la Toscana è vittima di questo fatto. Dobbiamo rimboccarci tutti le maniche».

E venerdì lo scambio delle fasce istituzionali fra il sindaco di Cascina, Alessio Antonelli, e il senatore senegalese Mass Taiati. All’iniziativa di solidarietà era presente anche uno dei fratelli di Moustapha Dieng: «Sta meglio – ha detto – ma ancora non siamo riusciti a parlare con lui. Lo abbiamo visto e questo per noi è già un motivo per stare più tranquilli». A Cascina, secondo comune della provincia per numero di abitanti, è presente una numerosa comunità senegalese. In gran parte questi migranti abitano nella zona di San Frediano a Settimo dove, peraltro, vivono anche alcuni amici del venditore ferito nell’agguato. «Noi non abbiamo mai creato problemi a nessuno – hanno ribadito più volte in questi giorni i senegalesi – il nostro popolo poche volte si fa notare per comportamenti legati alla criminalità o in una percentuale che rientra nella normalità e nell’integrazione».

Sabato la grande manifestazione antirazzista di Firenze: in 20.000 per non dimenticare Samb Modou e Diop Mor, morti nell’agguato di martedì scorso. Queste le parole di Pape Diaw, portavoce della comunità senegalese fiorentina: «Se la politica riuscirà a dare le giuste risposte ci sarà una sua resurrezione, se no avremo perso tutti».

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