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La Carta di Pisa
05/03/2012 | 08:15 | Stampa

CONTRORADIO lunedì 5 marzo ore 8,15

Non se ne è parlato molto, neanche a Pisa. E questo è un vero peccato. 

Si chiama Carta di Pisa ed è il codice etico e anticorruzione per tutte e tutti gli amministratori italiani che intendono rafforzare trasparenza e legalità nella pubblica amministrazione.

Promosso da Avviso Pubblico, l’associazione degli enti locali e delle regioni impegnati contro le mafie e per la legalità, la Carta è stata realizzata da un gruppo di lavoro coordinato dal professor Alberto Vannucci, docente dell’ateneo pisano e direttore del Master sulla Corruzione. Da qui il riferimento alla città della Torre pendente.

Si tratta di un vero e proprio codice etico che fornisce alcune precise indicazioni su questioni specifiche come trasparenza, conflitto d’interessi, finanziamento dell’attività politica, nomine in enti e società pubbliche, rapporti con l’autorità giudiziaria.

Questa importante iniziativa ha visto protagonista la Provincia di Pisa, promotrice e capofila del Coordinamento pisano per la legalità, rete di istituzioni e comuni del territorio facente capo proprio ad Avviso Pubblico.

«L’entrata in scena della Carta di Pisa – sostiene l’assessore provinciale Gabriele Santoni, responsabile del Coordinamento, nonché vicepresidente nazionale di Avviso Pubblico – conta di dare impulso a un’ulteriore fase di crescita, nel senso della chiarezza e della piena visibilità del rapporto tra le comunità di cittadini e le rispettive strutture di governo, a tutti i livelli».

«Sono molto contento che il nome della città venga associato ad un’iniziativa così importante per la lotta alla corruzione politica e amministrativa e per la trasparenza del potere pubblico e di questo ringrazio Avviso Pubblico», ha detto il Sindaco di Pisa Marco Filippeschi, intervenuto lunedì scorso a Roma alla presentazione del documento. «Abbiamo scelto di collaborare con la nostra Università per avviare nuove pratiche e questo è un inizio che dà la matrice per tante altre esperienze». 

«La corruzione è un male assoluto e un enorme palla al piede dell’Italia. In particolare – ha proseguito Filippeschi – è significativo che il Codice etico possa essere adottato anche dai singoli sindaci. Questo evita percorsi complessi e consente di colpire nel segno, perché noi sindaci abbiamo poteri importanti e perché nominiamo gli assessori e i rappresentanti nelle aziende partecipate e nei consorzi ai quali si estendono, naturalmente, le regole previste dal Codice».

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