blog  
 
 
Sulla fase politica
09/04/2012 | 17:00 | Stampa

Da zero a dieci.

Un tempo si diceva: “facciamo il punto sulla fase politica (internazionale e nazionale, s’intende)”. Erano partiti (sì, i partiti) d’altri tempi. Oggi, purtroppo, c’è troppa chiacchiera e chiacchiericcio. Credo, però, si possa davvero tornare a fare il “punto della situazione”. Non un’analisi e una proposta complessive, ma, sicuramente, provare a mettere ordine.
 

Zero. In Italia, da quattro mesi, c’è un nuovo governo: il governo Monti-Fornero, almeno con questi volti si presenta. L’altro giorno, in tv, ho avuto il piacere di vedere in faccia un signore europeo: si chiama Olli Rehn e fa, di mestiere, il commissario europeo per gli Affari economici e monetari; è, insomma, quello che si diverte a scrivere lettere per i paesi del Vecchio continente nelle quali chiede di osservare dettami neoliberisti. Scritta così, suona un po’ ideologica. Eppure da quando, in questo paese, si fa un po’ più attenzione a quello che dicono Unione europea, Fondo monetario internazionale e Banca centrale – la cosiddetta troika – ci troviamo con l’età pensionabile più alta d’Europa, continuiamo a non dare lavoro stabile e garantito, non istituiamo un reddito di cittadinanza, siamo in procinto di cancellare (o rendere inefficace) l’Articolo 18 dello Statuto dei lavoratori.

Uno. In Italia, come in Grecia del resto, sono nate coalizioni di grossa portata per applicare decisioni prese altrove. La nostra sovranità è a rischio. Il governo Monti-Fornero è sostenuto ufficialmente da tre forze politiche: il Popolo della Libertà, il Partito Democratico e il cosiddetto Terzo Polo (Fli, Udc, Api…). Raccoglie la quasi totalità dei parlamentari della Repubblica con l’eccezione delle “estreme”, ovvero la Lega Nord e l’Italia dei Valori. Pd, Pdl e terzisti hanno sostenuto tutti i provvedimenti fino ad oggi proposti dal governo. Ha ispirato, voluto, benedetto e corrobora con esternazioni quotidiane questo esecutivo il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che in molti, a buon diritto, hanno ribattezzato “Re Giorgio”, nemmeno fossimo in una repubblica presidenziale. Interventista a tal punto da far rimpiangere il simpatico “picconatore” Francesco Cossiga.

Due. Si discute, in queste settimane, di quattro grandi “riforme”: il mercato del lavoro, la giustizia, la Rai e la legge elettorale. Un tempo si sarebbe detto “riforme di sistema”, in chiave ottimistica “riforme di struttura”. Attraverso questi quattro provvedimenti si vuole forse chiudere il cerchio? La dico in quattro battute, in quattro domande. Libertà di licenziamento in uscita senza combattere il precariato in entrata? Responsabilità civile dei magistrati senza un serio articolato anti-corruzione? Privatizzazione del servizio pubblico? Restringimento a due/tre forze politiche dell’offerta elettorale senza garantire la scelta dei rappresentati? Sono solo domande. Chiudere il cerchio restringendo lo spazio: del lavoro, della giustizia, dell’informazione, della rappresentanza. Un recinto. Dai contenuti e dai provvedimenti che incidono sulla materialità degli uomini e delle donne di questo paese non possiamo prescindere. E non entro nel merito dei vari “Salva-Italia”, “Cresci-Italia”, “Libera-Italia”: gli effetti concreti si vedranno nei prossimi mesi (e non credo saranno “generosi”).

Tre. E la politica? Si dice che ha preso un anno sabbatico e che tornerà, non prima del maggio 2013 però. Intanto la fa da padrona l’antipolitica. Che non è il governo dei tecnici, che fa scelte molto più politiche di quanto non si possa pensare. Che non sono le urla sguaiate di Beppe Grillo o gli articoli saccenti e taglienti di Marco Travaglio. Forse l’autentica antipolitica è la questione morale. «La questione morale non si esaurisce nel fatto che, essendoci dei ladri, dei corrotti, dei concussori in alte sfere della politica e dell’amministrazione, bisogna scovarli, bisogna denunciarli e bisogna metterli in galera. La questione morale, nell’Italia d’oggi, fa tutt’uno con l’occupazione dello stato da parte dei partiti governativi e delle loro correnti, fa tutt’uno con la guerra per bande, fa tutt’uno con la concezione della politica e con i metodi di governo di costoro, che vanno semplicemente abbandonati e superati. Ecco perché dico che la questione morale è il centro del problema italiano». (Enrico Berlinguer intervistato da Eugenio Scalfari, la Repubblica, 1981, trent’anni fa). Tre nomi mi frullano in testa: Denis Verdini, Luigi Lusi, Francesco Belsito.
 
Quattro. Ma la politica ha ancora senso? I partiti servono a qualcosa? Queste sono le domande che troppo spesso chi vive dell’impegno quotidiano, di quella che un tempo si chiamava militanza, non vuole o forse, più in buona fede, non riesce a porsi. Io credo che dobbiamo ripartire da qui. Interrogativi radicali e profondi, disarmanti. Eppure necessari. La politica in organizzazioni (siano esse partitiche, associative o sindacali). La politica nei movimenti, nella società. Chi queste esperienze le ha vissute entrambe, in ben altre stagioni o in eventi trascorsi, oggi prova un senso di spaesamento, di disincanto, probabilmente d’impotenza. Occorre una ripartenza, evitando due rischi. Il primo è quello del torcicollo: intendo lo sguardo, comunque o al fondo, rivolto al passato (positivo-apologetico o negativo-recriminatorio che sia). Il secondo è il disancoramento: navigare a vista confondendo mezzi con fini e fini con mezzi; alla fine, tirando a campare, da qualche parte approderemo (e non è detto che poi finisca così male!). Due facce della stessa medaglia o, peggio ancora, “due miserie in un corpo solo”.

Cinque. L’avventura di una sinistra europea in questo paese. Molte e molti di noi l’hanno intesa così. Dopo il naufragio del 2008, quando un’esperienza oramai impronunciabile (la Sinistra l’Arcobaleno, sic!) ci ha portato a sbattere. Ci siamo rimboccati le maniche e siamo ripartiti mangiando tanta, tanta polvere. Sinistra Ecologia Libertà, in principio, era un partire per riaprire la partita, non un partito. Animata dall’idea che la sinistra del XXI secolo sarebbe vissuta nella partecipazione e nel protagonismo di un’impresa singola e collettiva. Da qui l’idea delle primarie. Da qui la ricostruzione di uno spazio pubblico del centrosinistra dopo la “vocazione maggioritaria” di veltroniana memoria. Nell’opposizione al governo Berlusconi, la possibilità di un’alternativa di società. Le primarie pugliesi del 2010. Le grandi manifestazioni degli studenti, delle donne, lo sciopero generale della Cgil, la primavera dei sindaci e la vittoria dei referendum per l’acqua bene comune e contro il nucleare… neanche un anno fa.

Sei. Vasto è una cittadina abruzzese con poco più di 40.000 abitanti, provincia di Chieti. A settembre scattano una foto: ci sono immortalati Pier Luigi Bersani, Antonio Di Pietro, Nichi Vendola. È quello l’embrione del nuovo centrosinistra: Partito Democratico, Italia dei Valori, Sinistra Ecologia Libertà. Sicuramente non può bastare. Ma può nascere, dall’opposizione al governo delle destre, alla cultura delle destre, al berlusconismo, un programma e un’alleanza per cambiare il paese, per un paese migliore. Attraverso la partecipazione e la selezione della premiership con il metodo delle primarie di coalizione. Da Vasto al devasto: la crisi economica, il “passo indietro” di Silvio Berlusconi, la nascita del governo Monti con il sostegno convinto di Pdl, Pd e Terzo Polo. Le politiche concrete del governo Monti. Non so se la “foto di Vasto” sia stata sostituita dal “tweet di Casini” con lui stesso, Alfano, Bersani e il premier immortalati a Palazzo Chigi; fatto sta l’iconografia postmoderna è assai volatile.

Sette. Dovremmo guardare di più a ciò che avviene fuori dall’Italia. O meglio, saper collocare l’Italia nel contesto europeo. La sinistra italiana nel contesto europeo. Quale sinistra, quale idea di società e di futuro? Si svolgeranno, nei prossimi mesi, due elezioni importanti: le presidenziali francesi e le legislative in Germania. Come cambieranno le politiche dei governi in questi paesi se dovessero vincere socialisti e socialdemocratici? Come ci collochiamo nel dibattito fra progressisti e conservatori in Europa? E poi, soprattutto, i movimenti sociali: quelli che hanno animato le rivolte degli indignados lo scorso anno. È ancora possibile una relazione, un nesso fra politica, soggetti politici organizzati e società? Troppo spesso questo possibile e praticabile orizzonte di senso è totalmente assente dalle nostre discussioni. Al contrario, dovrebbe diventare il cuore delle nostre riflessioni e della nostra prospettiva avvenire.

Otto. Il globale, il locale. Pisa è una città nata e cresciuta sul fiume con la vocazione al mare, 90.000 abitanti e molti studenti. Ci si sta bene o male? Questa è la prima domanda a cui vorrei rispondere. Vorrei che su questo interrogativo potessero confrontarsi e misurarsi tutte e tutti coloro che abitano e vivono a Pisa, anche perché fra un anno si voterà per le comunali (il medesimo giorno delle elezioni politiche…). Vorrei, insomma, che il futuro di Pisa fosse discusso pubblicamente e che il maggior numero possibile di persone avesse la possibilità concreta di contribuire a costruire un programma di governo per la nostra città. La politica torna ad essere Politica ripartendo dai territori e dalla partecipazione. Non è il feticcio delle primarie, ma l’idea che attraverso la partecipazione diffusa si possano selezionare le idee migliori e le persone migliori: programmi e candidature. Ad oggi, tutto questo, è lontano.

Nove. Ad oggi non ci sono le condizioni perché Sinistra Ecologia Libertà possa sostenere l’attuale Sindaco di Pisa, Marco Filippeschi, alle prossime elezioni amministrative. Questioni di metodo e questioni di merito si sommano. Pd e Sindaco chiedono un giudizio a Sel sull’operato della giunta: io direi che questa domanda andrebbe rivolta preventivamente a tutta la città, non a un partito solo. Rovesciando la questione, specularmente: qual è il giudizio della maggioranza su come le opposizioni hanno svolto il loro ruolo? Per intenderci: sono tutte uguali? Sel è intercambiabile con il Terzo polo? Direi proprio di no. Rispetto e pari dignità, apertura alla città e partecipazione: sono queste le parole chiave e i percorsi per una fase nuova. Altrimenti, ognuno per la sua strada.

Dieci. Il Codice etico chiamato “Carta di Pisa” è buona politica. Praticamente non se n’è accorto nessuno. In questo paese di “affaristi e imbroglioni”, dove la cosa pubblica non è bene comune ma terra di conquista e di arricchimento, che si stabiliscano regole e comportamenti condivisi è giusto e doveroso. In Italia i dati parlano chiaro: ogni anno ci sono 60 miliardi di corruzione, 150 miliardi è il giro d’affari delle mafie e a 120 miliardi ammonta l’evasione fiscale. E il tema della legalità riguarda anche giustizia sociale e lavoro. Ecco i dati della Direzione provinciale del Lavoro (primo semestre 2011): sono state registrate 1.877 violazioni amministrative e 79 ipotesi di reato, con collegamento diretto tra lavoro irregolare e infortuni. Su 577 aziende ispezionate, il 50% risulta irregolare. La maggioranza dei lavoratori irregolari sono registrati nel settore terziario, perlopiù negli appalti (114 su 128). Nella zona del cuoio, solo per citare un caso, su 51 aziende conciarie ispezionate emerge che nel 62% di esse sono state riscontrate irregolarità. È o non è questo un grande tema della politica del futuro?

Commenti
15/04/2012 | 19:48
fausto bagattini ha scritto:
scusa ma io cossiga non lo rimpiangerei nemmeno innanzi a jack lo squartatore. :)

12/04/2012 | 01:09
Dario Danti ha scritto:
Caro Mauro, car* tutt*, i quesiti sembrano un po' riecheggiare le 10 domande di Giuseppe D'Avanzo a Silvio Berlusconi su caso di Noemi Letizia... ma risponderò.... anche se, preciso, alcune dovrebbero essere rivolte più a Gabriele Masiero che al sottoscritto. Premessa: bisognerebbe leggersi il blog che, peraltro, ricalca in maniera quasi pedissequa la relazione all'Assemblea federale di mercoledì scorso a Santa Croce. 1) mi pare evidente che noi vogliamo il centrosinistra, l'accusa di non volerlo non può certo essere imputata al sottoscritto. ma il centrosinistra si fa sui contenuti, sui temi concreti e attraverso la partecipazione delle cittadine e dei cittadini; ad oggi non mi pare che il sindaco di Pisa e la sua maggioranza vogliano andare in questa direzione; 2) vorrei primarie sui contenuti e sui candidati, ovvero una partecipazione larga e diffusa. non solo nomi, ma anche proposte politiche. è chiaro? 3) io e simonetta avevamo scritto un articolo a quattro mani che masiero non ha mai pubblicato; 4) ho presentato io, come coordinatore provinciale simonetta agli organi di informazione in una apposita conferenza stampa, con lei c'è totale sintonia politica per quanto mi riguarda; 5) credo che questa domanda debba essere rivolta a Masiero; 5bis) sel farà le sue scelte a tempo debito: il nodo, come hai scritto tu Mauro, è fare o meno un nuovo centrosinistra in questa fase e in questa città. secondo me ad oggi non ci sono le condizioni. dal dibattito emerso nel coordinamento provinciale di sel e nell'assemblea del circolo di pisa a più riprese, non mi pare di ravvedere una posizione prevalente di altro segno; 6) ribadisco che ho scritto un post sul mio blog che ripercorre la relazione all'assemblea federale. che di 11 punti toccati si discuta solo ed esclusivamente di marco filippeschi e dei gossip giornalistici mi pare non ci porti molto lontano; credo che altre siano le priorità della fase attuale: io ho cercato di enuclearle in 10 punti, se ci accaniamo sull'11 soltanto mi pare che si guardi il dito e non la luna; buon giornata d.

11/04/2012 | 14:37
Mauro Stampacchia ha scritto:
Domande a Dario 1) "Ad oggi non ci sono le condizioni perchè Sel possa sostenere l'attuale sindaco di Pisa, Marco Filippeschi" Domanda: in quale contesto e in quale documento del circolo Sel Pisa la questione si è mai posta? Noi puntiamo ad un nuovo centrosinistra, il cui candidato non può che essere scelto attraverso le primarie. Vedi Genova, Milano, Cagliari, e molte altre città. L'unica condizione perchè Sel sostenga Filippeschi è che risulti vincitore nelle primarie. 2) "Non è il feticcio delle primarie, ma l'idea che attraverso la partecipazione diffusa si possano selezionare le idee migliori e le persone migliori." La frase può essere letta in due modi: 1) Le primarie sono un feticcio e la selezione di idee e persone avviene attraverso la partecipazione diffusa; 2) Le primarie non sono per noi un feticcio, ma un sistema irrinunciabile di partecipazione diffusa per selezionare idee e persone. Qual'è l'interpretazione autentica? Io come la avrei scritta? "La seconda che ho detto".. 3) Gabriele Masiero, che ha pubblicato su L'Unità un pezzo che sembra un intervista ma è una ripresa di pezzi del blog che gli fanno comodo per una sua personale interpretazione della politica di Sel Pisa, aveva in un precedente pezzo lasciato intendere che il passaggio da Alberto a Simonetta avrebbe rimosso un ostacolo all'avvicinamento tra Sel e Pd. Perchè non hai sentito il bisogno di rettificare questa illazione del giornalista? 4) Perchè non fai riferimento, nome e cognome, alla nuova direzione politica di Sel Pisa? E' già essa una novità politica, perchè segretari cittadini donna non ce ne sono molti; ma fare riferimento a Simonetta è un gesto di cortesia tra compagni, un viatico per il suo difficile lavoro e un mezzo per farla conoscere, accanto naturalmente ai nostri, già fin troppo noti, dirigenti "storici". Simonetta ha un numero infinito di bollini sulla sua personale tessera di donna , lavoratrice e militante di sinistra, e questa, che per Sel è una buona novità, non la si sottolineerà mai abbastanza. 5) Sempre Gabriele Masiero nella pseudo intervista illaziona ulteriormente e dice che Sel intende, alla fine, correre da sola. Lo fa con discreta arte, tanto che al lettore comune sembra che affermi una cosa che gli è stata confidata, o almeno lasciata intendere. Si stanno prendendo provvedimenti da parte dei nostri dirigenti per evitare che Sel Pisa lavori alla sua linea politica con fatica, accuratezza, e condivisione, e poi sulla stampa compaia una immagine del tutto diversa, che sta lentamente affossando la nostra vera azione, riducendola quasi solo ad una questione interna al ceto politico? So che questa del Masiero è solo una illazione, che non si può smentire, ma il problema è reale. 5) Tu che ne pensi dello scenario in base al quale Sel corre da sola alle amministrative di Pisa? Non è una domanda oziosa, perchè tale scenario non è poi irrealistico come sembrerebbe: essere determinanti al momento del ballottaggio, poi contrattare alleanza (e corollari). Naturalmente se la politica di Sel fosse un videogame (e Masiero il cronista), e noi donne ed uomini per tutte le stagioni politiche. Proprio per questo occorrerebbe una smentita forte. 6) Infine, perchè non hai sentito il bisogno di far sapere a chi dirige Sel Pisa di questa tua presa di posizione pubblica? Perchè non hai sentito il bisogno di concordarla? Non è la prima volta, e non solo da me, che questa domanda ti viene rivolta, insieme alla pressante istanza di non utilizzare il tuo incarico per promuovere le tue posizioni piuttosto che quelle condivise da tutta Sel. Ti ricordo che, sia pur con una certa fatica, Sel Pisa non ha maggioranza e opposizione interna. Se ti esprimi per Sel Pisa dovresti quindi parlare per tutti, come del resto unanime è stata la tua elezione. Il tuo commento

10/04/2012 | 08:53
Maurizio ha scritto:
Occorre avere la tenacia di costruire una sinistra capace di leggere la storia non dimenticando il percorso innovativo che nel tempo si è emancipato: diritti sul lavoro, ambiente, qualità della vita, affetti, partecipazione reale alle decisioni. Prima di tutto la legge morale da traino a tutto questo.

09/04/2012 | 17:42
Isabella Pera ha scritto:
Smarrimento.