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Impossibile
16/04/2012 | 08:15 | Stampa

CONTRORADIO lunedì 16 aprile ore 8,15

Samur e Moustapha. È bene nominare le persone, sempre. I loro nomi e i loro cognomi. Moustapha Dieng e Samur Kanoy. Persone.

Samur Kanoy, ragazzo, morto nei giorni scorsi dopo essere stato in coma per un mese e mezzo in seguito al calcio di un cavallo di proprietà della ditta Di Sacco che gestisce le gite in carrozza alla Sterpaia, all’interno del Parco di San Rossore a Pisa.
I vertici del Parco sostengono che prima dell’incidente l’uomo da una ventina di giorni entrava quotidianamente e regolarmente al parco recandosi alla Sterpaia; amici e conoscenti confermano che «tutti sapevano che il ragazzo lavorava al parco con i cavalli». Come lavorava lì? 
Nel frattempo proseguono le indagini dei carabinieri e si attendono le prime risposte ufficiali.

In una piccola stanza al piano terra del Cto di Careggi, unità spinale, area rossa si legge sul cartello, terapia intensiva: reparto acuti. Moustapha Dieng, 34 anni, è in un letto d’ospedale dal 13 dicembre dello scorso anno. È la terza delle vittime del neofascista Gianluca Casseri che uccise, quattro mesi fa, Samb Modou, 40 anni, e Diop Mor, 54.
Moustapha è prigioniero di questo letto pieno di fili e di macchinari medici. La pallottola della 357 magnum di Casseri gli ha lesionato il midollo spinale: non cammina, non si può alzare, lo nutrono e lo dissetano le flebo. 
Moustapha ha un fratello: vive a Cascina, in provincia di Pisa, e non ha un lavoro, fa il venditore ambulante; solo ogni tanto va a trovarlo. La madre è in Senegal e non l’ha mai visto da quel dannato 13 dicembre.
Quattro mesi paralizzato in un letto. Da settimane e settimane non passa più nessuno, a parte suo fratello e le persone della comunità senegalese.

Samur e Moustapha. Storie impossibili di un tempo sbandato. E noi, “gli italiani”, così indifferenti alla vita, indifferenti alle sofferenze, indifferenti alla morte.

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