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cuore di donna
04/07/2012 | 22:44 | Stampa

CONTRORADIO mercoledì 4 luglio

Fabio Franchini è un insegnate. Ha 46 anni ed è stato tre volte campione italiano di pattinaggio artistico. Ha insegnato pattinaggio a centinaia di bambine e bambini tra Livorno, Pisa, Volterra e Castelfranco. Da 18 anni insegna nella scuola primaria, fa il maestro. Come supplente ha girato tutte le scuole elementari di Livorno e ha anche passato due mesi da professore di educazione fisica al liceo classico. 

Lo scorso settembre il provveditorato ha assegnato a Fabio un posto alle materne di Coteto, quartiere popolare ad est della città. È stato alla recita di fine anno che Fabio ha deciso di aprire il suo cuore al mondo e raccontare il percorso clinico, legale e psicologico che ha iniziato un anno e mezzo fa. L’ha detto prima alle colleghe, poi ai genitori. «Divento donna. Anch’io devo abituarmi – dice Fabio – anche se mi piacerebbe tanto scendere al bar e sentirmi chiamare Greta. L’anagrafe scrive che sono ancora un uomo, ma sotto questa pelle mi sento donna, e mi ci sento da una vita: da quando, da bambino, passavo il pomeriggio a pettinare le mie adorate bambole. Ne avevo 44, le tenevo sedute in una stanza vuota della nostra casa. C’era anche una Cenerentola che così bella in giro non ne ho più viste. Un giorno, a sei anni, mio padre me le buttò via. Piansi tantissimo e appena divenni abbastanza grande me le ricomprai». All’età di 12 anni furono i genitori di Fabio a negargli questo percorso di genere, viversi fuori come si sentiva dentro.

«Credo sia difficile per dei bambini, soprattutto quelli della scuola dell’infanzia che sono molto piccoli, capire un cambiamento di questo tipo». È questa la prima dichiarazione a caldo di Elisa Amato, dirigente dell’Ufficio scolastico provinciale. Un rischio che Fabio è disposto a correre. «Il diverso fa paura – afferma –  il mio lavoro è particolare, sono a contatto con i bambini, ma io ho sempre lavorato con grande attenzione, affetto, sensibilità. Da donna sarò la stessa maestra che ero da uomo, cambieranno i miei vestiti, cambierà il mio nome, ma non la mia attenzione. Conservo lettere bellissime di mamme e di babbi ricevute in questi anni. Ci sono persone che dopo aver cambiato sesso hanno perso il lavoro. Forse nel pubblico non potrebbe accadere ma visto che non sono di ruolo, magari potrebbero non riassegnarmi una cattedra. È un rischio, ma in questi 46 anni ho capito di avere il diritto di essere quello che mi sento: donna».

È ancora Fabio Franchini a parlare: «Quando nasci diverso non ci sono traumi che possano cambiarti e non ci sono cure. Quando nasci femmina in un corpo da uomo, la tua vita diventa difficile. Mi è capitato di vedere in questi anni di insegnante elementare alcuni bambini diversi. Dentro di me li ho guardati con tanto affetto: auguri, ho pensato, la vostra vita sarà dura».

Una bambina di 5 anni ha raccontato ai suoi compagni: il maestro diventa una maestra perché ha il cuore sensibile di una donna. È proprio così: per andare oltre i pregiudizi bisogna saper ascoltare gli insegnamenti dei bambini e delle bambine.

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