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Tutti i colori di Pisa
22/10/2012 | 08:00 | Stampa

CONTRORADIO, lunedì 22 ottobre, ore 8,00

Non rimandare mai a domani quello che potresti fare oggi. Con questo spirito il Municipio dei Beni comuni – una rete di associazioni, gruppi e singoli – due sabati fa aveva provato a liberare uno spazio abbandonato da anni attraverso una bella e colorata manifestazione cittadina. Così non è stato: causa lo spropositato dispiegamento di forze dell’ordine.

E così occupazione rinviata all’alba di sabato scorso: il Municipio dei Beni comuni ha fatto il suo ingresso in via Montelungo, nei locali dell’ex Colorificio Toscano, riaprendo i 12 ettari di spazi abbandonati.

Perché la scelta del Colorificio Toscano? «Perché – spiegano gli occupanti – è uno dei simboli della storia industriale della città, oggi in stato di totale abbandono dopo la chiusura nel 2008 decisa dall’attuale proprietà, il gruppo J Colors. Con il licenziamento degli ultimi addetti, la multinazionale ha sancito la fine di un’esperienza che a Pisa, per quasi cento anni, ha significato una produzione d’avanguardia e lavoro per molte persone».
Recuperare, riutilizzare e riqualificare gli immobili già esistenti, sottrarli alle speculazioni, evitare nuovo e indiscriminato consumo di suolo e, da oggi, provare a ridare un futuro a un sito produttivo dissanguato da una multinazionale: questi sono solo alcuni dei motivi che hanno condotto il Municipio dei Beni Comuni a riaprire il Colorificio Toscano, riaffermando il diritto di tutte e di tutti a incidere con la propria partecipazione sui processi reali. Qui troveranno ora spazio attività che proveranno a generare benessere, ricchezza di relazioni, economie solidali, divertimento e solidarietà; il tutto a costo zero. 

Un gesto creativo contro la crisi, un atto di fiducia verso il futuro.

Commenti
22/10/2012 | 10:11
Giuseppe Marcocci ha scritto:
Condivido pienamente i toni di questo bell'intervento. Dopo aver visitato gli spazi del Colorificio Liberato - come lo si chiama al Municipio dei Beni Comuni - ho capito che si tratta di un'opportunità straordinaria per la città. Non possiamo gettarla al vento e il tempo a disposizione non è molto. I 14.000 mq del Colorificio Liberato sono un vero mondo, incredibilmente chiuso e inaccessibile. Ma appena aperto (bandirei la parola "occupato", anche perché è fisicamente impossibile), come per magia sono subito fiorite relazioni umane e idee per il futuro: arte, cultura, socialità, solidarietà, memoria dei luoghi del lavoro, tanto più preziosa in un momento di crisi economica come questo. Le persone che stanno venendo sono tantissime, soprattutto giovani e giovanissimi, ma non solo. Ieri ho visto anche tanti pisani avanti con l'età che gironzolavano curiosi, in un'atmosfera solare, sentendosi a casa. Qualcuno si è anche fermato a sentire i Betta Blues Society che hanno improvvisato un concertino la sera. A me farebbe molto piacere che anche tu, Dario, appena puoi, venissi a visitare il Colorificio Liberato. Per coltivare questo piccolo miracolo in potenza serve una sinergia che vada oltre il Municipio dei Beni Comuni. Come per il Teatro Rossi Aperto, la proprietà potrebbe non avere interesse a rientrare subito in possesso di un luogo comunque destinato all'abbandono e all'incuria. Ma un'interlocuzione positiva e che offra garanzie si potrà stabilire - credo - solo con uno sforzo della politica e delle istituzioni - in primo luogo la Regione Toscana, direi, perché la portata delle progettualità del Colorificio Liberato va ben oltre la dimensione cittadina. Questa sarebbe vera rappresentanza di un'esigenza diffusa. Diffusa davvero, senza dubbio. Un segnale di fiducia e vicinanza ai cittadini in tempi di anti-politica imperante. Se tutti iniziamo a sentire davvero come nostro questo nuovo bene comune, Pisa potrà fare a se stessa un bellissimo regalo, da cui tutti trarremo vantaggio e benessere. Ciao, Beppe