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Gettoni e indennità
05/11/2012 | 08:00 | Stampa

CONTRORADIO, lunedì 5 novembre, ore 8,00

La scorsa settimana le cronache nazionali hanno visto protagonista l’ateneo pisano. Non si tratta delle consuete statistiche sulla qualità della didattica, ma della scelta del Consiglio di Amministrazione di aumentare indennità di carica e gettoni di presenza degli organi di governo. 

La proposta inizialmente presentata prevedeva di aumentare del 50% tutte le cariche monocratiche (Rettore, Prorettore Vicario, Prorettori, Direttori di Dipartimento) e di portare il gettone di presenza del CdA da 200 a 500 euro (lordi ovviamente). Il compenso del Rettore sarebbe così passato da 62.000 a 95.000 euro, che si cumula allo stipendio di professore ordinario. Questa proposta iniziale avrebbe comportato un risparmio del 10% sul totale dei gettoni di presenza e indennità grazie alla sostanziale riduzione del numero totale di cariche dovuta al nuovo statuto. Le 11 facoltà e i 48 dipartimenti sono infatti scomparsi, lasciando il posto a 20 unità dipartimentali. Tale riduzione è anche portata come giustificazione dell’aumento, in quanto il carico di lavoro e la responsabilità delle decisioni ricade adesso su un numero molto inferiore di persone (che passano da 60 a 20).

A seguito delle critiche degli studenti, il Rettore Massimo Augello ha modificato la proposta in modo da ottenere un risparmio del 20% rispetto allo scorso anno. Senza alcun intervento, però, la riduzione della spesa totale per indennità e gettoni di presenza sarebbe stata attorno al 30%, ovvero 200 mila euro l’anno.

Secondo le deliberazioni del CdA di mercoledì scorso, l’indennità del Rettore dovrebbe diventare di 88.000 euro, quella del Prorettore Vicario di 35.000, i Direttori di Dipartimento passere dagli attuali 6.000 euro circa a 8.800 all’anno. Il gettone di presenza del CdA raddoppierebbe: da 200 a 400 euro a seduta. Con queste cifre si raggiunge il 15% di risparmi rispetto allo scorso anno; un ulteriore 5% sarà ricavato dall’autoriduzione che Rettore e Prorettore Vicario si imporranno. Anche se il Rettore di Pisa andasse a prendere 70.000 euro all’anno, aggiuntive rispetto al suo stipendio, sarebbe comunque il più pagato d’Italia: basti pensare che l’indennità di carica del suo collega fiorentino è di 23.000 euro l’anno, a Siena 33.000 e nell’ateneo più grande d’Italia, “La Sapienza” di Roma, arriva a 58.000 euro.

Le organizzazioni sindacali e gli studenti di “Sinistra per…” hanno criticato duramente questa proposta dei vertici accademici, ritenendo inopportuno, in un momento di crisi e di tagli all’Università e a tutte le Amministrazioni Pubbliche, aumentare le singole indennità, soprattutto alla luce del fatto che i principali beneficiari saranno docenti ordinari che percepiscono già, in moltissimi casi, oltre 100.000 euro all’anno. 

«Continuiamo a ritenere – scrive “Sinistra per…” – che in questa fase sarebbe stato un segnale simbolico ma politicamente importante investire il risparmio ricavato nei settori strategici e più in sofferenza del nostro ateneo». Come dargli torto?

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