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Andrea Santarlasci
30/09/2013 | 16:51 | Stampa

All'Sms arriva la personale "Atopie del Luogo"

Disegni, fotografie, sculture, video, installazioni che coprono anni diversi della vita artistica di Andrea Santarlasci saranno in mostradal 5 ottobre al 20 novembre al Centro Espositivo San Michele degli Scalzi all'interno della mostra Atopie del luogo.

Pisano, (poco) profeta in patria, Santarlasci torna ad esporre nella città della torre dopo sedici anni e eleva a simbolo identitario della sua arte un campanile, che non è quello famoso del Duomo, ma con cui condivide il destino di essere pendente, quello di San Michele degli Scalzi.

«Questa mostra è strettamente connessa con il luogo in cui sarà visibile, il complesso di San Michele degli Scalzi - spiega l'artista -  e qual è quell'oggetto che da solo esprime tutta l'identità di quel luogo? Beh, il campanile.... ecco perché lo scelto e perché lo farò rivelare come atopia». Atopia, una parola che ricorre ossessivamente nelle parole di Santarlasci e che, non a caso, è stata coraggiosamente inserita nel titolo della mostra. «Per me atopia vuol dire fuori luogo - spiega Santarlasci - ed è l'altrove legato ai luoghi a cui i luoghi stessi rimandano. Per esempio, quel posto ha un dato significato per te perché hai incontrato una persona speciale e ti sei innamorato. Vuol dire che ha per te una molteplicità di significati, storie, ricordi legati a quel luogo e a cui quel luogo rimanda. E' un'atopia di quel luogo».

L'atopia di Santarlasci prenderà forma sul campanile con l'opera "La luce che resta"un'installazione luminosa, discreta di giorno e prorompente al calar del sole, che coinvolgerà anche alcune feritoie del convento. A questa sorprendente installazione (che, anticipa l'assessore alla Cultura Dario Danti «potrebbe restare permanentemente») si aggiunge il resto delle opere in esposizione.

La mostra, curata da Ilaria Mariotti e Saretto Cincinelli, sarà inaugurata sabato 5 ottobre, alle ore 18.30, e resterà all'Sms fino al 20 novembre (orari: dal martedi al venerdi dalle 18 alle 21 e il sabato e la domenica dalle 10 alle 19).

«L'Sms è sempre più un luogo d'elezione per l'arte contemporanea fruibile tutto l'anno - ha commentato Danti - dopo Santarlasci infatti tornerà a Pisa e all'Sms Moataz Nasr e per il 2014 sono tanti gli eventi in programma».

Graziana Maggi

Pisa, 30 settembre 2013 - Il comunicato dell'amministrazione comunale - Sarà un’opera inedita (“La luce che resta”) cosiddetta “site-specific”, realizzata utilizzando l’illuminazione della torre campanaria di San Michele degli Scalzi e di alcune feritoie del convento a fungere da parergon introduttivo della mostra personale di Andrea Santarlasci, affermato artista pisano, le cui opere sono state esposte in alcune dei più importanti spazi d’Italia dedicati all’arte contemporanea come la Fondazione Mudima di Milano e al Centro per la ricerca e cultura contemporanea di Siena.

E che sabato pomeriggio (5 ottobre, ore 18.30) inaugurerà la sua mostra personale al Centro espositivo Sms, significativamente intitolata “Atopie del luogo” che sarà visitabile ad ingresso gratuito fino al 20 novembre (dal martedi al venerdi dalle 18 alle 21 e il sabato e la domenica dalle 10 alle 19), il nuovo spazio dedicato all’arte contemporanea che si sta ritagliando un ruolo sempre più importante in ambito regionale. «All'ombra della Torre e delle straordinarie meraviglie della Piazza del Duomo, già da qualche anno ha preso corpo un programma d'interventi e iniziative culturali che, senza tradire la sua impronta medievale, stanno facendo di Pisa uno dei poli per l'arte contemporanea – ha sottolineato l’Assessore comunale alla Cultura Dario Danti -,  un percorso nient'affatto casuale e che vede protagonisti le grandi mostre della Fondazione di Palazzo Blu, la prossima delle quali dedicata ad Andy Wahrol sarà inaugurata la prossima settimana, il murale di Haring e la riqualificazione della piazzetta antistante l'opera dell'artista newyorkese e, appunto, il centro espositivo di San Michele degli Scalzi che, nei nostri progetti, è destinato ad assumere un ruolo crescente quale spazio per la produzione e fruizione dell'arte contemporanea anche grazie ad esposizioni come quella di un artista pisano importante come Santarlasci».

Nell’esposizione, curata da Ilaria Mariotti e Saretto Cincinelli e che alterna alcune opere inedite e una articolata selezione di precedenti lavori, tutti in equilibrio tra concettualità ed emozionalità, Santarlasci riapre e concerta in maniera magistrale temi e motivi che informano da sempre la sua ricerca: le relazioni tra naturale e artificiale, microcosmo e macrocosmo, interno ed esterno, visione e rappresentazione. Com’è sua attitudine l’artista non si limita a proporre delle opere ma interviene attivamente sullo stesso luogo espositivo, un’inedita opera site-specific: La luce che resta, 2013, dove l’illuminazione della torre campanaria di San Michele e di alcune feritoie delle celle del convento fa, infatti, da perno e, contemporaneamente da eccezionale parergon introduttivo alla mostra. Tematizzando al proprio interno, sia pur in maniera metaforica, la questione della cornice, del fuori e del dentro, dei margini dell’opera, l’intervento site specific si trasforma così in una vera e propria operazione concettuale che segna in maniera impercettibile ma indelebile lo stesso complesso storico che ospita l’esposizione, creando una paradossale e indecidibile reversibilità tra contenente e contenuto, tra spazio che ospita la mostra e mostra che ospita lo spazio.

Lungi dal proporsi come il risultato di un mirabile processo di metamorfosi imposto dall’esterno, l'opera sembra, infatti, emanare dal luogo stesso; quasi fosse già inscritta al suo interno e, per l’artista, si trattasse semplicemente di esplicitarla. Discreta e quasi impercettibile durante il giorno, l’opera di illuminazione dell’artista, pur mantenendo costanti le sue tonalità, animate da lievi cangiature, acquista progressiva visibilità con il calare della luce diurna. L’intento dell’operazione che rifugge da qualsiasi teatralità non è quello di illuminare o rappresentare qualcosa ma di rendere presente la persistenza dell'azzurro del cielo sin dentro alla notte. Ciò che si palesa nell’oscurità era già là ma si manifesta nella sua evidenza per così dire in ritardo, in contrattempo, provocando una sensazione di stupore.

Nelle opere di Andra Santarlasci circola una palpabile tensione che mira a convertire la vista in visione e l’apparenza in apparizione: l’altrove convocato dalle sue immagini è, infatti, sempre strettamente legato al qui ed ora della percezione. Questa capacità di convocare un altrove è parimenti esercitata dalle opere scelte per costruire il percorso di mostra all’interno di SMS: disegni, fotografie, sculture, video realizzati in anni diversi che, in tutt’uno con l’intervento luminoso per il campanile e con quello pensato appositamente per le feritoie, costruiscono un dispositivo formidabile e coerente per favorire il palesarsi di una misteriosa natura degli oggetti, delle cose, dei fenomeni.

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