blog  
 
 
Pisa, città a misura d'artista: il comune “dona” 7 muri ai writers
19/05/2014 | 20:54 | Stampa

L'assessore Danti: «siamo all'avanguardia nell'ospitare le forme espressive più nuove»

INDOOR OUTDOOR si propone come momento di riflessione sullo stato dell'arte urbana in Italia e come modello per un nuovo modo di concepire il rapporto tra writing ed istituzioni.
Arte pubblica, arte in galleria e spazi "liberi" per la crescita delle nuove generazioni trovano ospitalità in un unico evento, per far conoscere alla città quale sia il valore culturale e sociale di questa forma d'espressione.

Il progetto si divide in tre parti:

1. La delibera con la quale il Comune di Pisa mette a disposizione di tutti i writers sette pareti sulle quali è consentito dipingere: "palestre" dove comporre opere complesse o semplicemente affinare le proprie abilità, trovandosi con gli amici a realizzare qualcosa di creativo. Questa possibilità c'era anche prima a Pisa, così come in altra città italiane, ma era regolata da una ordinanza (quindi un provvedimento quasi di "emergenza") a tempo determinato, e filtrata (almeno sulla carta) dalla mediazione di un'associazione culturale. Adesso viene riconosciuto ufficialmente che la comunità dei writers, che ha un buon rapporto con la città, è in grado di autoregolarsi e autogestire questi posti, a tempo indeterminato.

2. Evento OUTDOOR (24-25 maggio): sei artisti provenienti dal writing (Francesco Barbieri, Etnik, LineaPiatta, Giorgio Bartocci, Soap, The Wizard) realizzano su parete sei interventi site specific che rimarranno come dono permanente alla città.

3. Gli stessi sei artisti espongono al centro SMS (dal 13 giugno al 13 luglio 2014) la loro produzione INDOOR (tele, disegni e installazioni) più recente. INDOOR OUTDOOR racconta una storia attuale, ovvero quello che può essere definito "post-graffitismo": l'evoluzione di artisti che, nati e maturati come writer, hanno sviluppato sensibilità e necessità espressive tali per cui il solo lettering applicato alle infrastrutture è diventato - col tempo - incapace di raccontarli in pieno, spingendoli verso poetiche nuove. Per la prima volta a Pisa sei artisti che hanno fatto questo tipo di cammino, dalla strada alla galleria, vengono riconosciuti in una mostra istituzionale.

E' importante notare che questo progetto nasce dal basso ed è il coronamento di un percorso lungo e collettivo intrapreso dalla città stessa e dai suoi molteplici soggetti, fatto di collaborazioni, dialogo e molta passione: quella dei curatori, delle associazioni culturali e degli artisti che per 25 anni hanno dipinto i muri di Pisa e organizzato eventi (mostre, convention, presentazioni di libri, murate) per tenere alto il livello di questo tipo di  cultura in città.  

 

Leggi: La Repubblica e La Repubblica Firenze

INDOOR OUTDOOR

Francesco Barbieri, Daniele Tozzi e Massimo Sospetto (riuniti nel collettivo Linea Piatta), Aris, Etnik, Soap The Wizard e Giorgio Bartocci, sette artisti che dopo essersi cimentati sui muri della città approdano al Centro espositivo SMS  dal 13 giugno al 13 luglioesponendo il meglio della loro produzione più recente. Venerdì 13 giugno alle  ore 19, vernissage, con presentazione del progetto alla presenza degli artisti Interviene Pietro Rivasi, fondatore di “Icone”, festival internazionale di arte urbana, e socio di D406 – Fedeli alla linea, galleria d’arte contemporanea, Modena. A seguire aperitivo di benvenuto. Si apre così il momento «Indoor», dopo quello «Outdoor»che li ha visti, il 24 e il 25 maggio, al lavoro su muri messi a disposizione dall'amministrazione comunale nell'ambito di unprovvedimento che ha liberato sette muri a disposizione di tutti gli writers. Un cerchio che si chiude e che vuol far dialogare la produzione direttamente inserita nel contesto urbano, con la produzione di opere di dimensioni più ridotte, su supporti tradizionali come tela o carta. Danti: «L'iniziativa completa il percorso iniziato con Haring e continuato fino alla decisione dell'Amministrazione Comunale di individuare spazi che gli writers passano gestire liberamente»

Leggi anche - I muri grigi di sottopassi e casottini diventano opere d'arte. Le foto

Indoor Outdoor si propone come momento di riflessione sullo stato dell'arte dell'arte urbana in Italia e come modello per un nuovo modo di concepire il rapporto tra writing ed istituzioni. Pisa negli anni ha ospitato importanti eventi legati all'arte di strada: "Tuttomondo" l'opera di Keith Haring del 1989, la prima edizione di "Panico Totale" nel 1996, l’assegnazione dei muri legali in città (il cui rinnovo è uno dei punti cardine di questo progetto), il ciclo di mostre “Materia-Esposizione di Segni Non Tipografici” al Cantiere San Bernardo, e molti altri microeventi che ne hanno fatto, pur nelle dimensioni modeste della città, un punto fermo nella mappa internazionale del writing. Non è un caso infatti se importanti nomi della scena mondiale (tra cui Phase2, uno dei padri newyorkesi del movimento) sono passati sui nostri muri con lo scopo di lasciare una traccia e di interagire con i writers local. Così come non è un caso se i writers a Pisa sono una vera e propria comunità.

Con Indoor Outdoor Pisa torna a mettere al centro l'arte urbana, con due tappe di un unico progetto che idealmente consente allo spettatore di ripercorrere l'intero ciclo creativo. Dai paesaggi urbani diFrancesco Barbieri, ai personaggi umani e umanoidi, animali e pattern astratti di Aris e Giorgio Bartocci, passando alle opere derivate direttamente derivate dal writing di Etnik e Soap the wizard e dalle città fluttuanti di Etnik, per arrivare al protagonismo delle lettere, dove si coniugano calligrafia, grafica e tipografia delle opere di Massimo Sospetto e Daniele Tozzi. La collettiva manifesta l'adattamento alle differenti condizioni che strada e galleria, così come le diverse possibilità materiali, mettono a disposizione.

Indoor outdoor. Arte urbana a Pisa: gli orari

 Le biografie degli artisti

ARIS - Inizia la sua attività nel ’93 dipingendo su treni e spazi murali. Aris ha evoluto a lungo il lettering per approdare alla figura e cercare un ulteriore superamento nella direzione di una “quasi” astrazione. L’ evoluzioni delle lettere e la passione per la grafica lo portano a sviluppare un linguaggio personale che unisce in se molte istanze. Lo spazio che cambia non è solo importante per stabilire nuovi contenuti, ma è anche in sé il supporto della sua opera. Il viaggio e la necessità di esplorare lo hanno portato a lavorare in varie nazioni (Spagna, Germania, Polonia, Russia, ecc). Ha realizzato diversi interventi sui muri di spazi non tradizionalmente votati all’arte e comunque spazi pubblici. Si dedica spesso alla rivitalizzazione e rigenerazione del landscape urbano e peri-urbano e lo fa con l’uso della tempera muraria, che ha una forte valenza simbolica, le immagini che abitano queste nuove superfici sono create con la stessa sostanza che di solito si usa per ricoprirle. Ambientazioni lunari e mondi dimenticati sono i temi preferiti delle sue opere.

ETNIK - Nato a Stoccolma (Svezia). Vive attualmente in Toscana e lavora tra Pisa e Firenze, studio-lab Bunker108. Etnik è lo pseudonimo dietro al quale si cela la figura poliedrica di Alessandro Battisti, dai primi anni ‘90 uno degli artisti più attivi e completi del writing in Italia, a cui Etnik apporta insoliti e personali contributi, partecipando a grandi eventi pubblici e collaborando coi migliori artisti della scena internazionale. Lo studio del “lettering” non si limita alla pura ricerca estetica delle lettere ma, dopo ventuno anni passati a dipingere spazi urbani di periferia e a cercarne di nuovi, l’artista riflette sul concetto di “città”, ne scorge un nuovo punto di vista, fino a farne soggetto principale della sua ricerca pittorica. Il lettering diviene la base su cui Etnik imposta l’intero impianto concettuale e compositivo della sua nuova e personale ricerca artistica sotto il nome di “Città prospettiche”. La trasformazione delle lettere, che compongono il suo nome in masse geometriche, apparentemente irriconoscibili, sono lo spunto su cui costruire moduli architettonici riconducibili a stereotipi di insediamento urbano, che s’intersecano violentemente su piani opposti e punti di vista spiazzanti per rappresentare un cemento sempre più costrittivo e un equilibrio sempre più precario nella vita quotidiana di ognuno di noi. Il lavoro di Etnik non si ferma solo a questo, nel 2009 crea con Duke1, il collettivo Bunker108 che collabora con enti sia pubblici che privati, per il restyling di edifici o aree urbane, e organizzare workshop e eventi espositivi di vario genere.
 
Alcune partecipazioni ad eventi e festival di quest ultimo anno
• “II Biennal International of Graffiti Fine Art” al museo MuBE di San Paolo (Brasil)
• “Frontier – La linea dello stile” progetto curatoriale di arte urbana a Bologna,in cooperazione con museo Mambo
• ”Back2black” evento off della Biennale di Venezia
• “LeTour13″ il piu’ grande progetto di street art europeo,curato dalla galleria Itinerrance, Parigi (FRA)
• ”Icone 5.9” Festival di street art ed esposizione  curato dalla galleria D406,Modena
• ”Oltremare” evento curato e organizzato di urban art nella provincia di Grosseto
• ”ElementiSotterranei” invitato con 5 artisti internazionali a realizzare una parete a Gemona del friuli
• ”Wall Lettering” workshop e murale nella citta di Cles (TN), con la collaborazione del museo Mart
• ” Etnik Solo Show” personale presso la galleria Studio D’Ars a Milano
• ” Stroke Art Fair” live painting e esposizione nella citta di Monaco ( GER)
• ” Imprevisti Artistici” installazione e murale nell’ex carcere di Tirano SO per l ass. Il Gabbiano
• ”BoysBoysBoys” installazione e esposizione presso lo spazio AltePoste in Neuss (GER)
• ”Spray1World” invitato con 5 artisti internazionali a realizzare un murale in Dusseldorf (GER)
• ”XXxXX” collettiva presso la galleria Studio D’Ars, Milano
• ”Major Minority” collattiva press la galleri 1AM -San Francisco (USA)
• ”Memorie Urbane” murale ed esposizione per il festival di Gaeta ed.2014
• ”cod;5005” esposizione personale presso la galleria Square23 ,Torino

FRANCESCO BARBIERI - Artista autodidatta formatosi tramite un’intensa esperienza di “urban exploration” nelle principali città europee e americane. Con il suo lavoro sut ela degli ultimi anni ha esplorato molteplici soggetti mutuati dal folklore tipico dei graffiti: dai collages che riproducono gli strati e le texture dei muri delle nostre città fino alla serie di ritratti dal sapore psichedelico e pop chiamata “Cool Portraits”; dalle immagini spaziali ispirate alla fantascienza che diventano sempre più astratte, fino all’estetica cruda delle periferie e dei paesaggi ferroviari, sulla quale la sua ricerca si sofferma, cercando di descrivere quelle “terre di nessuno” situate ai confini urbani.  Vive e lavora a Pisa. Sono appunto i paesaggi industriali, urbani, i tunnel, le infrastrutture e le aree ferroviarie alcuni dei temi che entrano a far parte dell’immaginario dell’artista. Catturati in tratti rapidi, vertiginosi e sfuggenti e passaggi cromatici di grande impatto, essi restituiscono ora la frenesia, ora l’asetticità della vita contemporanea, accanto allo scarto che parla dell’abbandono, e pertanto, portavoce dell’alienazione della figura umana. La complessità dei meccanismi urbani, la dialettica centro/periferia e i fenomeni di decentramento che ridisegnano costantemente la geografia del territorio, sono espressi dalla stratificazione dei segni comunicativi, e, sebbene manchino tracce identitarie che alludano direttamente all’uomo e ai suoi umori, a parlare della storia collettiva in maniera ancora più pregnante è la sola cultura materiale. E il sistema di segni scelti dall’artista riesce a farlo in maniera singolare collocando la trama del racconto in una dimensione nuova o altra dove passato e ipotetico futuro finiscono per coincidere 
Giuliana Schiavone, critico e curatore d’arte. http://www.francescobarbieri.eu

GIORGIO BARTOCCI - Giorgio Bartocci inizia il suo percorso creativo trovando la principale fonte di ispirazione nel fenomeno del Writing Europeo. Decide di allontanarsi parzialmente dai canoni classici del graffitismo e dopo un percorso di ricerca individuale, muta i suoi lettering in figure umanoidi animate. Vive immerso in una sorta di tensione creativa che è l’ansia e il ritmo della vita quotidiana. Ama interagire graficamente nella complessità delle strutture urbane. Diviso tra urban-art e graphic-design, Giorgio Bartocci si fa portavoce semi-inconsapevole di una tensione creativa che scaturisce dagli input e dalle info costanti della società contemporanea. Sempre impegnato nella sua interazione figurativa tra le complesse strutture urbane e i propri contesti sociali, Bartocci popola tele e pareti di figure via via gonfie o esplose, quasi la metafora visiva di una somatizzazione andata male, tra sfondi cupi e grigi, in cui si battono solo pochi dettagli chiave, spesso in colori fluo. La tensione cui dà forma l’artista è la stessa tensione in cui ognuno ristagna, tra incoerenze, simulazioni, buoni visi e cattivi giochi; una tensione creativa che in Bartocci dà i suoi frutti con un’iconografia personalissima, evocativa e intima come un desiderio proibito. Ha studiato progettazione grafica e comunicazione visiva all’ I.S.I.A. di Urbino. Ha realizzato numerosi progetti di visual design e commissioni per enti privati e istituzioni pubbliche. Attualmente vive e lavora a Milano.

LINEA PIATTA - Linea Piatta è il progetto di fusione del lavoro di due artisti che si incontrano in una sigla comune. Daniele Tozzi e Massimo Sospetto già nei primi anni del 2000 sono insieme sul terreno dei graffiti, in giro per l’Italia. Strade diverse, diverse geografie di vita, Daniele Tozzi dal 2011 trova la sua espressione grafica prediletta nei calligrammi, ovvero la scrittura di un testo dentro una forma. Massimo Sospetto continua invece a tappezzare le città e i muri, ma anche i lavori di composizione di grafica vettoriale; ancora al centro dell’attenzione c’è la lettera. Due stili diversi, due approcci affini che si incontrano di nuovo per siglare la volontà di sviluppare strade parallele ai graffiti, pur mantenendo l’interesse per le lettere. Una materia di studio in sè statica, l’alfabeto e le sue creature, che i due smontano e ricompongono per dimostrare il suo potenziale dinamico, come di movimento di una Linea Piatta, appunto, su un piano cartesiano.

MASSIMO SOSPETTO - Da anni ossessionato dalla meccanicità del gesto autistico con cui traccia linee sui muri.Il concetto di linea è essenzialmente un concetto lineare: tracciare una linea comporta il creare delle forme. Le forme assumono il connotato di lettere alfabetiche. La fusione di queste lettere crea un nome. Per ogni nome si sviluppa un’identità diversa, ognuna diversamente ossessionata dallo stesso gesto: tracciare linee piatte. Una linea, creando una forma, assimila automaticamente il contenuto del proprio spazio interno. Gli spazi contenenti una geometrica modularità grafica generano una realtà vettoriale, dalla quale derivano altrettante linee piatte. Le realtà vettoriali sono composte da visioni totalmente minimaliste, scandite da poche ed essenziali linee, al cui interno è possibile muoversi solamente attraversando campiture inequivocabilmente piatte. Questa è l’ossessione per i graffiti, questo è l’autismo di scrivere il proprio nome… ovunque e comunque.

DANIELE TOZZI - Nasce a Roma nel 1981, dalla seconda metà degli anni novanta entra in contatto con la cultura hiphop e in special modo con il writing, passione che gli cambierà la vita. Studia grafica presso lo IED di Roma diplomandosi in Digital Design, subito dopo comincia a lavorare presso agenzie di comunicazione e privati. La passione tra studio del lettering e grafica si tramuta in originali tavole dipinte a china e inchiostri colorati; caratteri tipografici prendono forma da testi di canzoni, background culturale dell’artista, diventando complessi calligrammi. In un mondo sempre più rivolto al digitale, il ritorno alla scrittura manuale è spunto per una riflessione sui tempi (frenetici) moderni. “Il futuro è il passato…”. Dal 2010 comincia la carriera artistica, esponendo presso spazi espositivi e manifestazioni nella Capitale, sia in mostre collettive che personali

SOAP THE WIZARD - “SOAP THE WIZARD” è uno degli storici artisti urbani dello stivale, apprezzato anche oltre i confini italiani. Nasce negli anni Settanta in un quartiere popolare della città di Bari. Attivo sin dai primi anni Novanta, l’artista SOAP si fa notare per l’energia e la carica espressiva del suo stile, fatto di colori acidi e forme pop, fortemente contaminato dalla graffiti art della vecchia scuola di New York. Attualmente vive e lavora tra Bari e Milano.

Commenti