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Danti torna al Dini «Un bel ricordo? Le occupazioni»
18/09/2014 | 13:00 | Stampa

di FRANCESCA BIANCHI

«NEL'94 durante l'occupazione dipingemmo tutti i corridoi con colora diversi. Adesso sono di un verde pallido, quasi ospedaliero». A quell'epoca Dario Danti era uno studente al quinto anno del liceo scientifico Ulisse Dini, sezione G. Ieri mattina alle 9 in punto - animato da una «illogica allegria» come cantava Giorgio Gaber - ha varcato la soglia di via Benedetto Croce per `prendere possesso' delle sue nuove classi: 3 ° H, 3 ° I e 3 ° L. Qui, fino a giugno, insegnerà storia e filosofia dividendosi con gli impegni di assessore alla cultura del Comune di Pisa.

Emozionato? 

«Il magone, dico la verità, l'ho avuto quando ho portato la nomina alla scuola, il giorno dopo le convocazioni per le supplenze annuali che si sono svolte il 5 settembre all'Istituto Fermi di Pontedera».

Era la prima volta che vi tornava?

«No, assolutamente. Da quel portone sono entrato, per esempio, in occasione della Settimana Scientifica e anche per andare a trovare mio padre (Mario Danti, professore di lettere e latino ora alle porte della pensione, ndr)».

Come le è sembrato l'istituto? E' cambiato dagli anni in cui lo frequentava lei?

«Quel che mi ha più colpito sono i laboratori e le aule dedicate alle varie attività. Si notano investimenti, non solo per la messa a norma. La scuola, comunque, è sempre la stessa. E' ancora la mia scuola e tornarci per insegnare è sempre è stato il mio sogno».

C'è ancora qualcuno dei suoi prof?

«Sette/otto docenti di quegli anni, sicuramente. E anche alcuni dei miei professori. Oltre a figure "storiche" come le segretarie Ombretta e Cristina e il tecnico di laboratorio Albino...».

Come si è presentato ai suoi studenti?

«Ho fatto l'appello, ho chiesto ad ognuno qualche informazione. E poi ho raccontato qualcosa di me».

Ha detto che è anche assessore alla cultura del Comune di Pisa?

«No, come in passato non ho mai voluto mescolare incarichi politici o istituzionali con l'insegnamento. Credo che i due piani debbano rimanere separati. Poi se, navigando su internet o leggendo i quotidiani, i ragazzi verranno a sapere anche di questo mio altro ruolo, ne parleremo insieme senza problemi».

Per un anno si è dedicato unicamente ai compiti di assessore. Come concilierà adesso i due impegni?

«Ho avuto bisogno di un primo anno di full immersion, per capire, per mettermi alla prova. Era indispensabile visto che non avevo mai fatto il consigliere comunale ma avuto solo esperienze di partito, incarichi in Senato accademico e nel cda del Dsu. Non avevo quindi grandi punti di riferimento. Passato questo periodo ho, però, deciso di riprendere in mano anche l'insegnamento, l'altra mia grande passione. L'incarico a Pisa - anziché a Lucca dove ho insegnato fino a ieri - e nella mia scuola hanno fatto il resto...».

Quali sono i ricordi più belli tra i corridoi del Dini.

«Sicuramente le occupazioni. Ricordo che cambiavamo la disposizione dei banchi: via la pedana e la cattedra, banchi al muro e sedie in circolo. Una impostazione dialogica, cooperativa che può essere un modello anche per impostare le lezioni e il percorso educativo».

da La Nazione, 18 settembre 2014

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