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Via alla fusione, l'assessore Danti si dimette
10/02/2015 | 08:10 | Stampa

«Sel è contro la privatizzazione: la mia è una scelta coerente. II governo spreca milioni ed Enrico Rossi evita il confronto»

«Oggi consegno al sindaco la lettera di dimissioni». Un terremoto politico scuote la giunta e Palazzo Gambacorti nelle ore che precedono il sì alla fusione tra aeroporti. Dario Danti, assessore alla cultura, esponente di Sinistra Ecologia Libertà, oltre che insegnante al liceo Dini, ha deciso per uno "strappo" clamoroso. Anche se Sel, in questi giorni, già aveva espresso la sua contrarietà sulla vicenda degli aeroporti. Un attacco che arriva direttamente al premier Renzi e al governatore Rossi.

Danti, sulla vicenda dell'aeroporto avete una posizione netta che non cambiate...

«Eravamo e restiamo contro la privatizzazione del sistema aeroportuale toscano. La pista da 2.400 metri è in contrasto con gli atti di programmazione regionale (il Pit la fissa a 2.000) e devasterà ambientalmente la piana fiorentina. Già siamo stati contrari allo Sblocca Italia che ha stanziato 50 milioni per Peretola. Il governo ora darà 100 milioni di euro proprio per finanziare questa grande opera che noi giudichiamo inutile e dannosa. Il governo doveva invece investire risorse nel trasporto pubblico per i pendolari e nel riassetto idrogeologico del Paese. Noi di Sei siamo coerenti da Firenze a Prato, a Pisa, a Roma».

Le sue dimissioni da assessore vanno di conseguenza? 

«Certo, oggi consegno la lettera che lo sancisce ufficialmente. Ho messo la faccia fin dall'inizio per il centrosinistra a Pisa e credo anche che abbiamo fatto un buon lavoro. Oggi prendo atto che per dinamiche e scelte politiche nazionali e regionali quel tipo di alleanza rischia di andare in frantumi».

Come si sente?

«Ho fatto della coerenza la mia scelta di vita. Quando si sceglie da che parte stare, quando si ha il coraggio di dimettersi perché non si condivide una prospettiva o si perde un congresso. Quando si sceglie di non fare il politico di professione, quando il lavoro ci si conquista e non è frutto di raccomandazioni».

Così rischia di saltare anche l'alleanza di centrosinistra in Regione...

«In questi anni ho sempre lavorato per una sinistra autonoma e di governo. In queste settimane il Pd ed Enrico Rossi non si sono nemmeno degnati di rispondere alla nostra richiesta di incontro. Il dialogo è il cuore della politica, se Rossi non vuole più il centrosinistra in Toscana lo dica con chiarezza».

Qual è e quale sarà allora il ruolo di Sel a livello locale? 

«Nell'area pisana gli amministratori di Sel sono in punti significativi di governo: penso all'ottimo lavoro del sindaco di Calci, Massimiliano Ghimenti; all'iniziativa su beni comuni e legalità di Lorenzo Del Zoppo a Vecchiano; ai risultati su porta a porta e ambiente di Giorgio Catelani a Cascina; a quello che stiamo mettendo in campo su casa e sociale a San Giuliano con Franco Marchetti. Mi auguro che tutta questa esperienza non vada dispersa, ma si rafforzi».

E che giudizio dà, invece, all'amministrazione Filippeschi, anche se da oggi non ne farà più parte?

«Rivendico le scelte positive di questa amministrazione. Come l'avvio del porta a porta, la riduzione dei dirigenti e nuove assunzioni, importanti interventi su cultura e istruzione, più di 100 case popolari in assegnazione. Nel bilancio ci saranno risorse per i quartieri. Al contrario, non mi piace un modo di fare opposizione comune a tutte le minoranze: più o meno su ogni atto agitano il sospetto che chi governa Pisa sia disonesto e in malafede. Questo è inaccettabile».

Lascia il lavoro di assessore a metà...

«Pisa continui a puntare sulla cultura. Negli ultimi cinque anni ha investito oltre 33 milioni di euro per il recupero, la salvaguardia e la valorizzazione dei beni culturali (tra Piuss, risorse regionali, comunali e della Fondazione Pisa). Ben 13 i milioni che il Comune ha investito direttamente».

Lei stava lavorando per far emergere finalmente il sistema mussale dei lungarni... 

«Fare sistema è la chiave di volta. Il Sistema Museale d'Ateneo ha staccato 100.000 biglietti nel 2014, anche Palazzo Reale e San Matteo hanno numeri in crescita; il nostro Museo della Grafica di Palazzo Lanfranchi è passato dai 4.900 visitatori del 2012 ai 13.400 dello scorso anno. E ha lanciato una proposta: chi ha visitato la mostra di Modigliani oppure la Torre entra gratis a Palazzo Lanfranchi. Mi sembra una buona idea per partire».

E per proseguire cosa propone?

«Siamo la città che svolge ogni anno più di 40 rassegne culturali periodiche, 10 delle quali nate nell'ultimo biennio. Internet Festival, Pisa Book Festival, Metarock. E quest'anno lanciamo PisaJazz, nato dall'esperienza di JazzWide, con 13 eventi e il duo Antonello Salis e Stefano Bollani il 15 aprile al Teatro Verdi. Tutto questo va coniugato con il ricco tessuto di associazioni presenti in città per le quali quest'anno l'assessorato alla cultura stanzierà ben 60.000 euro attraverso un bando pubblico: mai successo prima».

Lei ha puntato molto sul Polo culturale delle Piagge: cosa lascia?

«In tempi di crisi costruire una nuova biblioteca comunale di 2.000 metri quadri non è stato cosa da poco. Per la SMSBiblio i dati ci parlano di oltre 30.000 prestiti rispetto ai 6.000 della vecchia struttura a Palazzo Pretorio. Crescono anche le iniziative e il patrimonio librario. A marzo inizieranno i lavori per le residenze d'artista».

Un rimpianto?

«Non aver risolto la questione del Teatro Rossi. L'associazione che lo ha riaperto e animato ha contribuito a fare una delle più significative sperimentazioni culturali della città. Le istituzioni, a cominciare dalla Sovrintendenza, dovevano fare molto di più».

Francesco Loi, Il Tirreno Pisa, 10 febbraio 2015

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