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Se i valori contano più delle poltrone
11/02/2015 | 22:01 | Stampa

di ANTONIO VALENTINI

Quando la politica cessa di essere inorganica, i valori tornano a contare più delle poltrone. E in tempi di tatticismi esasperati, di cinismi all'ennesima potenza, di pragmatismi senza ideali, fa specie che un assessore si dimetta perché non condivide una scelta della maggioranza di cui fa parte. Ma a Pisa, città nei cui cromosomi il pensiero critico continua a dimorare a dispetto del clima conformista che avvolge il Paese, ciò può accadere. Dario Danti, assessore alla cultura in quota Sel, ha rimesso il mandato in sommessa polemica con il sindaco Marco Filippeschi (Pd) che ha deciso di accettare la fusione con la società gestrice dell'aeroporto di Firenze.

Danti tornerà a fare il suo mestiere, il professore di storia e filosofia al liceo scientifico Ulisse Dini, ma solo part-time, almeno fino al termine dell'anno scolastico. Insegnerà Eraclito e Aristotele riscuotendo 883 euro al mese, poiché di tornare a tempo pieno neppure se ne parla: le ore sono state assegnate ad altri e la rivoluzione del sistema aeroportuale toscano, come è logico, non può riverberarsi sulla didattica, sulla scuola e, in definitiva, sugli studenti.

Fa specie, la decisione di Danti, perché nonostante i venti dell' anti-politica, in genere la corsa agli strapuntini prosegue. E fa da contraltare alla realpoli tik che pure nei laboratori politici pisani, dopo le proteste di primavera, ha finito per allignare: ora che Firenze ha vinto la guerra e nel giro di pochi mesi nascerà la "Toscana aeroporti Spa", si rimarca, sediamoci attorno a un tavolo e trattiamo. Così hanno fatto quanti hanno resistito un po' di mesi, tenendo saldi nelle proprie mani i pacchetti azionari senza cederli agli argentini di Eurnekian.

La Regione Toscana, viceversa, a Corporacion America aveva dato carta bianca, cedendo l' 11,6% delle azioni detenute nella società che gestiva l'aeroporto pisano (la Sat) e rompendo il patto pubblico di sindacato che governava il Galilei. Comune, Camera di Commercio e Fondazione Pisa hanno appunto resistito un po' di mesi, più per ragioni tattiche che per intime convinzioni. Fino a ieri, quando hanno formalmente accettato la fusione. Dario Danti l'ha presa male: lui ha presentato le dimissioni dalla giunta comunale e il suo partito ha fatto capire di voler rimettere in discussione le alleanze in Toscana.

E d'altronde lo sfondo è rappresentato dalle elezioni regionali, in cui il governatore uscente Enrico Rossi («non ci ascolta», dice Danti), anch'egli pisano e regista della fusione tra le due società aeroportuali, si ripresenta con i favori del pronostico e la benedizione renziana. Se la sua sia stata un'intuizione geniale per salvare il Galilei senza mortificare il Vespucci, che altrimenti sarebbe finito nell'orbita Gamberale prefigurando così un asse Firenze-Bologna anziché Pisa-Firenze, sarà solo il tempo a dirlo.

Nel caso in cui le previsioni siano confermate, nel 2029 il volume dei passeggeri in arrivo in Toscana sarà oltre undici milioni, sette dei quali a Pisa e i restanti a Firenze. Ma fuori dai palazzi della politica, tra la gente rassegnata a quella che inizialmente bruciava come la sconfitta di Cascina del 1364, prevale la sfiducia: l'operazione privilegerà Firenze e la pista lunga 2400 metri vampirizzerà Pisa. Siccome un milione di passeggeri corrisponde a mille posti di lavoro, si capisce dove stia il nocciolo della questione.

Di fronte a manovre politiche, a ingenti patrimoni pubblici impegnati e ad autentiche fortune private investite, le dimissioni dell'assessore Dario Danti sono emblematiche e didattiche al tempo stesso. Emblematiche perché riaffermano un principio liquidato con disinvoltura: le poltrone sono lo strumento per raggiungere obiettivi d'interesse collettivo, non rappresentano il fine della politica. Ma sono anche didattiche, poiché rinverdiscono una lezione dimenticata in fretta: la politica deve unire. Se divide, è bene che ciascuno vada per la propria strada, anche con lo stipendio dimezzato.

Da Il Tirreno, 11 febbraio 2015

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