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«Visto che non sono candidato alle regionali?»
04/05/2015 | 14:06 | Stampa

Danti: «Criticato a sproposito quando mi sono dimesso» E "posta" su Facebook lo stipendio da docente part-time

Un post su Facebook per ribadire una scelta che aveva scatenato una crisi di giunta; allegata la foto della busta paga perché anche «la coerenza ha un prezzo». Attraverso i social, l'ex assessore alla cultura Dario Danti chiude il cerchio. Ha aspettato che fossero ufficiali le candidature alle regionali per togliersi qualche sassolino. «A febbraio - scrive Danti - quando mi sono dimesso da assessore alla cultura del Comune di Pisa in molti dissero che lo stavo facendo per spostarmi da una poltrona ad un'altra (alcuni di loro, per la verità, li vedo oggi candidati e non rinunciano a incarichi istituzionali precedentemente assunti, ma tant'è)». 

Qui la doppia stilettata polemica al sindaco, che lo criticò direttamente, ed a vari candidati, di destra e sinistra che sono ancora componenti del consiglio comunale. Danti tiene il punto, come scrive su Facebook, attraverso «un gesto concreto proprio perché politica non è spostarsi da una poltrona più piccola a una più grande».

Danti non è nuovo a colpi di teatro e gesti eclatanti, basti ricordare la contestazione, da studente universitario, all'allora presidente del consiglio Massimo D'Alema in visita istituzionale a Pisa nel luglio 1999. In realtà, le prime dimissioni Danti le dette al liceo da rappresentante d'istituto ben prima di subentrare nella carica perché, a scuola occupata, l'assemblea deliberò che le decisioni si prendevano tutti insieme e non delegando qualcuno. Poi, da rappresentante degli studenti, lasciò il Senato accademico prima che scadesse il suo secondo mandato, ovvero nel 2000, quando divenne responsabile regionale organizzazione di Rifondazione comunista a 23 anni.

Una delle rinunce più importanti, e di cui va più orgoglioso, è datata 2006: a settembre di quell'anno si licenziò da funzionario con contratto a tempo indeterminato (era segretario provinciale di Rifondazione comunista) per un incarico precario a scuola (e lasciò anche la liquidazione come sottoscrizione al partito). E proprio dalla carica di segretario del Prc si dimise due anni più tardi, nel 2008, a seguito della sconfitta eletto rale e congressuale.

Tante dimissioni e rinunce, dunque, perché come dice lo stesso Danti, «non ci sono persone per tutte le stagioni».

Sempre su Facebook, ieri, si è tolto un altro sassolino dalla scarpa. «Credo sia giusto - ha scritto Danti - compiere anche un altro gesto, molto semplice e di trasparenza: pubblico la mia busta paga da insegnante (precario). Lo faccio perché avendo scelto a settembre 2014 il part time a scuola, per poter svolgere sia il mio lavoro che l'incarico istituzionale, non potrò ritornare full time prima di settembre 2015. Essendomi dimesso e non percependo più l'indennità da assessore, ho solo questa di busta paga». 883 euro, praticamente la metà di quanto prendeva cumulando anche l'indennità di carica da assessore. «La coerenza ha un prezzo, in tutti i sensi», conclude il suo post.


Da Il Tirreno, 4 maggio 2015

Articolo di Francesco Loi

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