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«Un'associazione per pensare la Pisa del futuro»
14/02/2016 | 17:19 | Stampa

A un anno dalle dimissioni l'ex assessore torna sulla scena politica con nuove idee

Un anno fa Dario Danti lasciava la poltrona di assessore alla cultura in polemica con il Pd e il governatore Enrico Rossi per la decisione di privatizzare l'aeroporto di Pisa e fonderlo con quello di Firenze. Ora sembra pronto a tornare in campo, in quale veste è forse ancora presto per capirlo.

Danti, rifarebbe la scelta di dimettersi da assessore?

«Sì, la coerenza prima di tutto. E oggi, sull'aeroporto, i nodi vengono al pettine con la possibilità che Ryanair sposti ivoli low cost a Firenze. Senza contare lo sperpero di 150 milioni di giuro pubblici per una pista da 2.400 metri: un'opera inutile e ambientalmente dannosa come rilevato dagli stessi tecnici della Regione. Inoltre, si vogliono esternalizzare vari servizi: questo renderà più precario e meno tutelato il lavoro».

Rifarebbe l'accordo con il sindaco Filippeschi, che tre anni fa aprì alla sinistra radicale le porte del governo della città?

«Ci abbiamo provato, ma abbiamo fallito: io per primo. Chi sbaglia ha il dovere di fare un passo indietro».

Conferma anche la decisione di non iscriversi più a Sinistra Ecologia Libertà?

«Il problema è superato: Sel ha deciso di non fare il tesseramento 2016 e di sciogliersi, come peraltro avevo auspicato a luglio. Allora dissi che la sinistra è finita e che non ci sono persone buone per tutte le stagioni: oggi vorrei chiedere scusa per quelle affermazioni che hanno offeso compagni che sono parte della naia vita. Prendere strade differenti non deve mai significare cadere nel risentimento e nell'odio».

Parla addirittura di odio: si riferisce a qualche episodio di quand'era assessore?

«Sì, purtroppo uno degli errori più grandi della sinistra è il linciaggio del presunto traditore, ovvero considerare nemico principale colui che fino a ieri era vicino a te, ma che ora, essendo su posizioni diverse, diventa l'avversario da abbattere. Con l'odio in testa si finisce per rimanere in quattro gatti».

Avrà anche dei ricordi positivi della sua esperienza amministrativa...

«Certo. Uno su tutti: il dialogo, le porte aperte della mia stanza e l'immersione nel fermento culturale della città. Sono queste le premesse indispensabili per fare buona politica».

Come trova Pisa, dal punto di vista dei settore culturale, un anno dopo?

«Distinguerei tra i talenti, le rassegne, i festival, le tantissime associazioni ed iniziative culturali che animano Pisa dai luoghi della cultura. Prendo a riferimento i recuperi dei Piuss, solo per fare un esempio: sono molti, ma c'è il rischio che restino scatole vuote. Anche il centro espositivo Sms sulle Piagge non ha ancora una fisionomia precisa. Ecco, in prospettiva, il recupero dei luoghi andrebbe sempre fatto precedere dalla progettazione e assegnazione del loro utilizzo futuro e non l'inverso».

Quindi, passando alla città, basta con i grandi progetti e le grandi opere?

«Non sarei così ultimativo, ma credo che oggi Pisa abbia bisogno di chiudere la stagione delle grandi opere e di curare quello che ha. E' necessario ripartire dai luoghi che già ci sono e che possono rappresentare spazi di cultura, socialità e aggregazione: da un circolo ricreativo a una piazza, da un campo sportivo a un centro socio-culturale».

E' un consiglio che dà al sindaco in questa parte finale di legislatura?

«Più in generale, bisognerebbe archiviare per sempre un doppio modo di pensare e agire: da una parte c'è chi punta allo sfascio, urla sempre allo scandalo, ma poi, in modo ipocrita, non riconosce mai i fatti positivi; dall'altra c'è chi dice che tutto va bene e che Pisa è sempre la prima della classe. Forse è anche per questo motivo che la giunta e il sindaco Filippeschi mi sembrano in difficoltà nel rapporto con la città».

Lei cosa suggerirebbe ad i suoi ex colleghi?

«Una grande priorità, ovvero i quartieri e la loro riqualificazione: lampioni e luci da sostituire, marciapiedi e strade da riparare, verde pubblico da migliorare, insieme alla sacrosanta messa in sicurezza idraulica. Questa naturalmente è una mia idea, ma bisognerebbe fare un ulteriore salto di qualità».

Cosa intende? Si spieghi meglio...

«Un grande limite della politica di oggi è non riuscire più ad ascoltare. Ecco, credo sia necessario ripartire dai problemi e dai bisogni delle persone, da un'analisi della società e dei territori».

Detta così, dà l'impressione di avere elaborato un progetto in tal senso...

«Abbiamo messo in piedi una piattaforma di discussione e di consultazione on line che si chiama "Pisa e il Mondo", sarà uno spazio aperto a tutti per cento giorni a partire da domenica prossima. Da oggi, comunque, si può visitare il sito www.pisaeilmondo.it».

Ha detto «abbiamo messo in piedi»: sta quindi lanciando un nuovo soggetto politico? E chi siete?

«Pisa e il Mondo intanto è un sito che abbiamo realizzato con amici e compagni, avvalendoci anche di professionisti e ricercatori. "Pisa e il Mondo" vuole partire da zero: chi è interessato a discutere sulla città e sul mondo si faccia avanti. Ma la vera novità è che tutti quelli che faranno questo percorso non selezioneranno solo i temi ed i contenuti, ma decideranno anche cosa sarà in futuro "Pisa e il Mondo"».

Da Il Tirreno, 14 febbraio 2016

Intervista di Francesco Loi

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