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Movida: la sicurezza da sola non basta!
17/07/2016 | 19:37 | Stampa

La ricetta di Danti: servono soldi. L' ex assessore: «No ronde, spazio a educatori»

«L'APPROCCIO sicuritario non basta. Reprimere non è sufficiente. Occorre anche lavorare sul piano dell'educazione, dello stile di vita. Ma per farlo, servono risorse economiche, il volontariato non basta». Dario Danti, ex assessore alla cultura e alle politiche giovanili, riconosce che il problema della malamovida non è di facile soluzione, ma punta il dito anche su scelte, o meglio sulle «non scelte» dell'amministrazione.

«Quando lanciamo la Notte di qualità nel 2014 - spiega avevamo destinato a questo progetto 16 mila euro e avevamo collocato in piazza i vespasiani, non i bagni chimici chiusi. Quello era solo l'inizio di un percorso, condiviso allora anche dagli assesori Gay e Capuzzi, e del quale è figlio anche il punto informativo "Spaziobono", che però oggi è gestito in modo sbagliato: non ha senso tenerlo aperto di pomeriggio e fino alle 23 e lasciarlo chiuso il venerdì e sabato. Insomma, non serve estrometterlo dalla movida».

Secondo Danti, ex esponente di Sel, anche la sinistra «può e deve fare di più, a patto che non guardi solo a rendite di posizione ma offra soluzioni reali e percorribili».

«Una per esempio - osserva l'ex assessore - è quella delle ordinanze: non certo il divieto di somminsitrazione, ma quella di vietare la vendita di bevande in contenitori di vetro e, parallelamente, di sanzionare con rigore chi non la rispetta. Può fare di più anche l'università, avviando un'interlocuzione seria e concreta con l'amministrazone e abbandonando lo scandaloso silenzio attuale. Possono e devono fare di più i commercianti: il problema non sono solo i minimarket, ma anche i troppo pochi esercenti che sono capaci di dire di no a chi, già sballato, continua a chiedere di bere. Indulgere con la redditizia politica degli shottini significa rendersi complici di certi eccessi e di cattive abitudini».

Infine, Comune e prefettura devono collaborare ma non sovrapporsi: «Quando penso alle risorse - conclude Danti - immagino l'impiego di educatori sociali che conoscano la movida e sappiano inteloquire con i giovani che la frequentano, che abbiano adeguate competenze e siano per questo credibili. I volontari con la pettorina servono a poco, le ronde non mi interessano. La prefettura usi gli strumenti che già esistono per punire le illegalità e studi ordinanze che limitino il problema, come quella del vetro, il resto è compito dell'amministrazione che deve, a mio avviso, riprendere il percorso che avevamo avviato impiegando "Spaziobono" anche come luogo di 'decongestione' per chi ha bevuto troppo con l'utilizzo di personale qualificato che abbia le competenze per intervenire sulla situazione contingente ma che sappia anche veicolare al tempo stesso un messaggio educativo».

Da La Nazione, 17 luglio 2016

Articolo di Gabriele Masiero

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