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Il referendum-truffa dei #NoMoschea
06/09/2016 | 15:40 | Stampa

Il referendum promosso dal Comitato #NoMoschea è una truffa

Il referendum promosso dal Comitato #NoMoschea è una truffa. Si chiede ai cittadini se vogliono che un'area della città venga destinata a verde invece che essere resa edificabile, ma non si dice che la destinazione di quella porzione di territorio è finalizzata alla realizzazione di un luogo di culto per le persone di fede musulmana. In realtà, i promotori della consultazione avevano preso di petto la questione e il quesito originario era del tenore: no alla moschea punto e basta. Trascurando, però, un piccolo dettaglio: la Costituzione della Repubblica italiana, bontà loro, prevede la libertà di culto. Infatti sono stati gli stessi garanti del Comune di Pisa, preposti al vaglio del quesito referendario, a dover intervenire bocciando la prima versione del testo. La cosa bizzarra, e un po' paradossale, è che sono stati gli stessi garanti del Comune a suggerire un testo che trasforma e deforma la consultazione: il quesito diventa di natura urbanistica e non si cita nemmeno la moschea. In sostanza: edifici o verde? Proprio per questo, la comunità islamica ha deciso di fare ricorso al TAR poiché il quesito è, diciamolo pure, truffaldino: tutti sanno che si vota a favore o contro un luogo di culto, ma in realtà non si può dire (e, soprattutto, scrivere nero su bianco). O meglio: non si deve dire, proprio perché la Costituzione garantisce la libertà di culto. E io penso che l'assessore all'Urbanistica Ylenia Zambito abbia fatto bene a rimarcare questo aspetto. E penso anche che la determinazione del nostro sindaco, Marco Filippeschi, a decidere quattro anni fa, e a difendere oggi, la realizzazione di un luogo di culto per le persone di fede musulmana sia una scelta giusta, non solo da condividere ma anche da rendere ancora di più volontà collettiva della città.

Più che riflettere e denunciare l'intolleranza e le fobie dei contrari alla moschea, vorrei ragionare su un punto, rispondendo implicitamente a una delle "accuse" mosse dai no-moschea: quanto la comunità islamica della nostra città è stata in prima linea nella condanna degli atti di terrorismo e a favore, con gesti concreti, del dialogo fra fedi? Bene, la risposta è che lo ha fatto in maniera costante ed esplicita, oserei dire esemplare. Che adesso autofinanzi la costruzione di un luogo di culto visibile, aperto e riconosciuto è di fondamentale importanza. È una risorsa, non una minaccia. Per questo bisogna non solo confermare tale scelta, ma farsi promotori in città di un dibattito diffuso e puntuale a favore della realizzazione di un luogo di culto per le persone di fede musulmana.

Tornando al quesito - che dice una cosa per arrivare a un altro obiettivo, tant'è che chi non vuole la moschea dovrebbe votare, paradossalmente, "Sì" (al verde) - mi auguro che il TAR bocci questa formulazione insensata. Se così non fosse, sarà necessaria tutta la buona volontà e tutte le persone di buona volontà per battere nelle urne chi vuole farci tornare indietro di secoli.

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