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Quattro nonni novantenni raccontano la vecchia Pisa
30/10/2016 | 18:58 | Stampa

Protagonisti Aldo, Maria, Orfeo e Nadia: la più giovane ha 89 anni, il più anziano 97 Le loro storie sono state raccolte in un libro dal nipote, l’ex assessore Dario Danti

PISA. «Una spesa in fretta e furia alla Coop… il ritardo s’accumula, ma i contrattempi fanno parte della vita. “Quelle sono meringhe, o cosa?”. È crema, crema chantilly fatta un po’ a forma di meringa un po’ a ovetto schiacciato fra dischi di pasta frolla. “No grazie, vada per uno zuccotto e una torta di frutta fresca”.
In macchina e di volata a casa (mettere a posto la spesa della settimana non ha prezzo...)». Inizia così il nuovo libro di Dario Danti, docente di filosofia e storia al liceo classico Galileo Galilei ed ex assessore alla cultura del Comune di Pisa. Ma è soprattutto la frase finale del primo capitolo che rivela l’essenza di quanto raccontato in circa 100 pagine: «Com’è bello il sabato pomeriggio coi miei quattro nonni».

Già, quattro nonni speciali, quelli di Danti. Quattro novantenni protagonisti del libro che s’intitola, non a caso, “Il tempo non esiste. Quattro nonni si raccontano”. Sono Aldo, Maria, Orfeo e Nadia. La più giovane ha 89 anni e il più anziano 97. Se si sommano le loro età si raggiungono 373 anni di vita. Le loro storie personali si mescolano con pezzi di storia che partono da Pisa, ma poi attraversano i confini. Le vicende del secolo scorso sono infatti sempre presenti sullo sfondo: dal fascismo alla guerra, dal boom economico alla contestazione del 1968. Dalla quotidianità di quattro bambini nascono storie di adolescenti e scelte di adulti cresciuti forse troppo in fretta. Tanti ricordi raccolti e raccontati da uno dei loro nipoti.

Orfeo Danti, 97 anni, veronese di nascita, è stato prigioniero di guerra. Affascinato dal cielo fin da piccolo, diventa primo aviere. Il 12 giugno 1942 nei mari della Sardegna il suo aereo viene abbattuto da una portaerei inglese. Precipitato, passa una notte tra le onde. Recuperato dalla marina nemica, viene portato prima nel porto di Gibilterra e poi negli Stati Uniti, imprigionato nei campi del Texas e del Missouri. Grazie ad un incontro fortuito s’innamora di Nadia (oggi 93enne), romana, la sposa e si trasferiscono a Pisa. Orfeo è stato pilota della 46ª Brigata Aerea, Nadia è casalinga.

Invece Aldo Benvenuti, 94 anni, pisano da generazioni, per tutti a Barbaricina è “il maestro”. La sua storia d’amore con Maria (89 anni, la nonna di Danti più giovane, anch’ella casalinga) inizia prima dell’ultima guerra, tra i campi di vite e il grano. Famiglie di contadini alle porte di San Rossore. Negli anni Cinquanta, Aldo vince il concorso arrivando primo su 650 aspiranti: questo gli permette di scegliere la scuola dove andare ad insegnare e punta deciso su quelle che sarebbero diventate le “sue” Collodi. E’ stato inoltre uno dei pionieri del tempo pieno alle scuole Filzi.

La presentazione del libro “Il tempo non esiste. Quattro nonni si raccontano” (Edizioni Ets) si svolgerà sabato prossimo, 5 novembre, alle ore 17,30 alla Gipsoteca di Arte Antica, in piazza San Paolo all’Orto 20. Insieme all’autore Dario Danti, e ai suoi quattro nonni Nadia, Orfeo, Aldo e Maria, interverranno lo scrittore Athos Bigongiali, Adriana De Cesare (una delle anime dell’Internet Festival) e la studentessa Teresa Salotti, allieva di Danti. L’iniziativa è realizzata in collaborazione con la Libreria Ghibellina. Il ricavato delle vendite del libro sarà devoluto ai progetti di solidarietà internazionale della Onlus “El comedor Giordano Liva”.

«Con Aldo si discute: di Dio e di perché si chiama Pisae e non Pisa, delle traversie della vita e delle cose belle... puntuale arriva anche l’ultimo gossip letto su quelle riviste patinate. In tre, in giardino, con i ricordi in tasca. Riparto. Maria, però, non si stacca dalla portiera col vetro abbassato e parla, parla, parla interrompendo Aldo che mi vuol finire quel suo discorso sugli imperativi categorici kantiani e l’agnosticismo abbandonato qualche anno fa. Adesso vado davvero», scrive Danti nel primo capitolo.

E poi: «Tutte le volte che vado via, Orfeo scende con me e facciamo il tratto di strada che separa il palazzo bianco dalla mia macchina. Siano due o tre metri, come cento. Perché, ogni volta che vado, mi ostino a non parcheggiare nel posto-auto condominiale? “Vieni più spesso, adesso che è finita la scuola. Lo sai che ci fa piacere!”. Non si aggrappa al finestrino lui, ma sono i suoi occhi lucidi a lasciarmi ogni volta quello che chiamiamo “groppo in gola”. Allora metto la musica a palla così non sento battere troppo il groppo». Il finale non può che essere quello: «Com’è bello il sabato pomeriggio coi miei quattro nonni».

Da Il Tirreno, 30 ottobre 2016

Articolo di Francesco Loi

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