«Occasioni perse sulla cultura a Pisa. Manca visione d'insieme»
25/07/2017 19:50

INVOCA una strada che raccolga le tante scatole, ora aperte, in un'unica strategia. Dario Danti, professore, scrittore ma soprattutto ex assessore alla Cultura della prima giunta Filippeschi (si dimise a febbraio 2015 prima del sì alla fusione fra gli aeroporti di Pisa e Firenze, contrario alla pista da «2.400 metri che devasterà ambientalmente la piana fiorentina»), raccoglie l'idea di Luperini sul Palazzo ex Telecom e rilancia.

Come vide all'epoca la mancata vendita del Palazzo alla Fondazione?

«Un'occasione persa per polemiche sterili e inconcludenti».

Perché?

«Gli spazi della Fondazione sarebbero cresciuti e il Comune avrebbe beneficiato di un introito econimoco comunque considerevole, ripeto, un errore».

Le conseguenze?

«Una struttura vuota nel degrado e nell'abbandono. Le stime erano congruenti con le indagini di mercato. Il ribasso era poco superiore al 15%».

Il dialogo poi si interruppe?

«La Fondazione fu stressata dai tentennamenti dei dirigenti comunali».

Come vedrebbe quello spazio?

«Andrebbe un po' rivoluzionato. Ma la proposta di Luperini è da accogliere. Chiederei però di fare un ulteriore passo fondamentale per Pisa».

Quale?

«Una collaborazione fra Fondazione, Palazzo blu, Comune, Ateneo, Normale, Sant'Anna, cioè fra enti pubblici e privati, che si occupano di cultura e formazione, per allargare lo sguardo».

In che senso?

«Il rischio è che in città si creino tante scatole, tanti luoghi recuperati (che è un bene), senza contenuti, senza progettualità».

Qualche esempio?

«Il Fortilizio della Torre Guelfa, gli Arsenali reppubblicani, il centro Sms, la chiesa della Spina, le mura e l'ex Palazzo Telecom, appunto. I famosi cantieri dei Piuss ben vengano, ma nella fase finale pensiamo già a predisporre i bandi di gestione. Mi pare manchi un ragionamento comune, una visione d'insieme».

E allora?

«Penso all'idea di Fontanelli caduta nel vuoto un annetto fa: una fondazione culturale, una fondazione cittadina che includa anche musei e domus».

Da La Nazione, 25 luglio 2017