La Dinamitarda e altre storie di nonni, fame e Novecento
11/12/2016 18:49

Il tempo “non esiste” quando (e se) è stato riempito di vita, di storie, ricordi condivisi, tanto da poterlo ripercorrere da un capo all’altro, andando e venendo da un bisnonno a un bisnipote, da una frazioncina del pisano a un campo di prigionia in America, da una vicenda domestica all’ombra della Torre ai grandi eventi della Storia. È questo l’orizzonte di Il tempo non esiste. Quattro nonni si raccontano (Edizioni ETS), di Dario Danti, quarantenne insegnante di liceo di Storia e Filosofia a Pisa, che ha deciso di fermare sulla carta il racconto della vita dei suoi vivi e vegeti progenitori, le cui età, sommate, fanno la bellezza di 373 anni. Dall’alto delle loro molte primavere, Orfeo e Nadia, Aldo e Maria sono infatti testimoni del secolo scorso, ma anche di quello appena iniziato, e rappresentano l’immagine vivente di cosa voglia dire, per una progenie, “avere radici”. Concetto oggi evanescente, ma a cui Dario ha avuto il coraggio di restituire il valore che merita ai fini non solo della memorialistica familiare, ma, si direbbe, della stessa sopravvivenza della specie. Con una scrittura viva quanto può esserlo l’italiano quando riesce a nobilitare il vernacolo (anziché subirlo), il viaggio con i quattro nonni segue l’onda dei ricordi, sia dei vecchi che del giovane, immersi nel calore di una quotidiana, amorosa, frequentazione. Da paesaggi fatti di mietiture a mano e scorci della vecchia Pisa, aerei caduti in combattimento e batticuori per il Concorso Cinzanino (con in palio la Vespa), emergono personaggi esilaranti come la zia Dinamitarda detta Tarda o la bisnonna Teresa detta Consiglio, Franco detto lo Sceriffo e le bariste dette Le trugole, mentre nomi arcaici come Osio e Iria, Oris e Autriade e Anchise risuonano, nuovi di zecca, nella vita giovane di chi sa di doversi a loro.


Da la Repubblica, 11 dicembre 2016